mercoledì 28 dicembre 2011

Il Volo

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Il Volo
di Marcello Ghiringhelli

L’uomo già avanti con gli anni rinchiuse dietro di sé la porta che dava sul terrazzo dello stabile mettendo in tasca le chiavi e si incamminò verso il parapetto, immerso in una ridda di pensieri: ricordi che si rincorrevano e si scontravano, si univano e si disperdevano, intanto che osservava la città, in basso.

Con gli occhi della mente rivide il volto mai dimenticato della sua amata Yvonne, che solitamente chiamava “la mia Monnalisa”. E nel contempo, gli ritornò alla memoria la vita con lei, giorni e notti felici, e il suo accento dello Champagne, ma ugualmente petillant. Poi, improvvisamente, la immaginò, come aveva fatto mille volte, cadere sotto i colpi dell’O.A.S..

Il mondo si oscurò.
Il cielo si oscurò.
La vita non ebbe più alcun senso.

Dopo un attimo, il film riprese a scorrere e ammirò la sua amata bimba Sabine, con gli occhi azzurri e i capelli neri, tutta sua madre. Ma il suo cuore si arrestò per un istante, nel riprovare l’emozione di averla persa “a tout jamais” per le scelte di una vita al di fuori della legge, prima, e,  perché "innamorato"  della Rivoluzione, poi..

Eppure molta gente lo rispettava e gli voleva bene. A fronte  dell’odio che gli mostravano  le autorità costituite dello stato.  In tutti quegli anni trascorsi in carcere non avevano mai smesso di ingiungergli: 

“Se stai zitto, muori”.
“Se parli, muori”. 
Quindi, parla e muori. 

Ma lui non aveva mai ceduto.  Rivolse lo sguardo alle auto e ai passanti minuscoli come dei giocattoli. Alzò gli occhi al cielo, un cielo terso che pareva uscito dalla mano di un pittore impressionista. Mentre la sua mente vedeva scorrere la sua vita attraverso un caleidoscopio e, fiero di quello che vide, il suo cuore esultò di una gioia quasi selvaggia mentre volava incontro alla sua Yvonne che lo aspettava a braccia aperte e con il sorriso dei suoi vent’anni.


lunedì 19 dicembre 2011

Benedetto XVI visita il carcere di Rebibbia

Riflessioni di Azalen Tomaselli

Non è una novità che la massima autorità della Chiesa si impegni a dare conforto ai carcerati, agli scarti della società, come sono comunemente ritenuti anche dai migliori di noi. Già lo hanno fatto ripetutamente i suoi predecessori, e queste visite rientrano in una collaudata consuetudine pastorale.
Allora perché parlarne? Non certo per dovere di cronaca. Ma per fare luce sul momento in cui questa visita avviene e sul significato simbolico di cui si riveste. Anche per il modo fuori dai protocolli con cui  Il Papa si è intrattenuto  a colloquio con i detenuti,  ascoltando le loro richieste.  «VORREI potermi mettere in ascolto della vicenda personale di ciascuno, ma purtroppo non è possibile …” ha esordito, poi ha messo l’accento sui problemi che pesano sul nostro sistema penitenziario, primo fra tutti, il sovraffollamento e la condizione di reietti che questo sovraffollamento impone . “Voi scontate una doppia pena che rende più amara la detenzione “, ha riconosciuto il pontefice. Ratzinger sa che il significato di questo incontro sarà letto in chiave di politica interna e rivolge un appello al Governo perché presti attenzione alla condizione di vita dentro i penitenziari, il sovraffollamento è una doppia pena, ribadisce. 


giovedì 8 dicembre 2011

Colpa e perdono

Cattura di Cristo - Caravaggio (1602)

Le
considerazioni di Luca mi suggeriscono alcune risposte sul tema complesso della giustizia. Vorrei avventurarmi sul terreno impervio della colpa che rappresenta la polarità dialettica della giustizia. Il concetto di colpa evoca quello del male. La prima domanda che solleverei è la seguente: il male si concilia con la modernità? Con un mondo che cambia continuamente i suoi modi di affrontare la realtà e che deve continuamente dismettere vecchi sistemi valoriali in una rincorsa che non ha fine? Il male è metafisico o è inserito nel tempo e del tempo è la rappresentazione più evidente? E’ infatti il tempo a decretare ciò che è male e per chi: per l’autore per il destinatario, per la vittima ..Il rischio di queste domande è di negare la stessa esistenza del male mettendo sullo stesso piano comportamenti anche opposti e trovando delle giustificazioni a posteriori.  Considerare tutto lecito è il principio che arma la mano di Raskol'nikov, il protagonista di Delitto e castigo, forse un antesignano della modernità. Il concetto di colpa è d’altronde collegato a quello di responsabilità nel suo senso etimologico di “rispondere” a qualcuno dei propri atti. 



giovedì 1 dicembre 2011

Riflessioni sul nostro sistema giudiziario

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Riflessioni sul nostro sistema giudiziario
di Luca

Riflessioni di un ex detenuto che ha espresso il desiderio di poterle condividere anonimamente attraverso il Blog Liberante.net.

Si potrebbe cominciare così…

Si potrebbe incominciare da qui, dal comprendere il sistema giudiziario esistente e, ove sia possibile, modificandone le vedute, migliorandolo per un’equità sociale e un rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, per potere infine immaginare l’esistenza di pene alternative al carcere.

La concezione secondo la quale chi trasgredisce deve essere sottoposto a una pena, e cioè deve soffrire, si basa certamente sulla teoria del premio e del castigo, dove la conseguenza della violazione della regola non può essere che il castigo.
D’altra parte l’idea retribuzionista della pena è fondata, a sua volta, sull’idea che sia giusta l’esclusione.


martedì 29 novembre 2011

Dove nasce l'Amore

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Amore infinito
di Anna

L’amore può nascere anche nel mondo opprimente e infelice del carcere. Lì può germogliare, resistere e crescere a dispetto della lontananza, della separazione forzata, dello sconforto e della solitudine di chi attende fuori.. e di chi attende nel chiuso di una cella. Bastano alcune parole, lanciate oltre le sbarre, per dare voce ai sentimenti più intimi e rivelare la gioia di un amore infinito. Il testo che segue è una rielaborazione di quello di Anna, una detenuta:


Tristezza immensa nel cuore per la lontananza di un amore che è tanto vicino quanto lontano… e ti manca! Ti manca da morire… vorresti vederlo e per un attimo sembra quasi che sia lì vicino a te, tanto da poterlo toccare, ma poi quando allunghi la mano per accarezzarlo, toccarlo, baciarlo… ecco! Svanisce come fumo, si dissolve nell’aria, scoppia come una bolla di sapone e non rimane più niente.  
Solo il ricordo di quel viso tanto bello, sorridente, che ti guarda e ti fa’ sentire unica al mondo e ti infonde la forza di resistere ancora, perché c’è lui che ti aspetta fuori, perché lui vive con la speranza  che questo incubo finisca al più presto, per potere vivere finalmente insieme questo “amore infinito”


* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

venerdì 25 novembre 2011

Padri e figli

Padri e figli, libere considerazioni in riferimento ai temi trattati durante l'incontro del 7 novembre 2011

In carcere non si parla solo di spazi ristretti, di mescolamenti di persone e di culture che possono procurare rigetti e idiosincrasie, di una vita che a volte ferisce la dignità ma anche di legami che imprimono un segno indelebile nella esistenza di un uomo. Come quello tra padre e figlio. E’ il libro di Folco Terzani (e di suo padre TizianoLa fine è il mio inizio a dare lo spunto per raccontare delle esperienze personali. 


domenica 20 novembre 2011

Libroforum momentaneamente sospeso

Il progetto Libroforum è momentaneamente sospeso a causa di lavori di ristrutturazione del reparto sesto di San Vittore. Vanno avanti regolarmente gli altri incontri al femminile e presto partiranno nuove iniziative al carcere di Opera.
Vi terrò aggiornati.

venerdì 18 novembre 2011

Disegno di madre con figli

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Disegno di una madre con i suoi cinque figli
di Evita

L’allontanamento dai figli è per una madre un dolore innominabile e non traducibile in parole. Un’esperienza che non trova posto nella traccia di un racconto. Infatti, nel suo diventare segno, la parola si pacifica, diventa “altro”. Ma l’esperienza di un figlio deprivato della madre e di una madre alla quale è stato tolto un figlio  spesso non trova il modo di comunicarsi. E’ uno di quei casi in cui il linguaggio è messo alla corda, il dolore si fa urlo muto. Una detenuta dice: - Il mio dolore è mio, posso fare arrivare qualcosa agli altri, ma è solo mio. Nel caso di donne giovani la detenzione frantuma l’assetto  familiare. Il punto più delicato   di tale disgregazione è la separazione dei figli dalle madri in cui subentrano molti attori: lo stato, i servizi sociali, i genitori affidatari. Attori,  che cercano in vario modo  di colmare un vuoto incolmabile. E’ l’altra faccia del carcere, forse la meno conosciuta..  Ecco come una giovane detenuta ha voluto rappresentare questo suo dramma. Nel disegno sotto lei e i suoi cinque figli.




* Il nome dell'autrice detenuta è di fantasia.

mercoledì 16 novembre 2011

Considerazioni di Massimo Fossati

Incontro del 3 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
Massimo Fossati scrive dell'incontro con i detenuti (vai QUI per il resoconto)
Quale autore del romanzo L’Angelo triste è la seconda volta che ho l’opportunità di presentare il mio lavoro all’interno di San Vittore, merito di Libroforum, al quale sono grato. Com’è facilmente intuibile, l’iniziativa può essere considerata in vario modo ma, certamente, è lontana anni luce da implicazioni economiche: gli ospiti di San Vittore non rappresentano il pubblico ideale al quale rivolgersi sperando di promuovere la propria opera. In cambio delle mie quattro chiacchiere e dell’ascolto dei problemi del carcere – che sembrano così astratti e lontani per coloro che vivono fuori – c’è qualcosa di prezioso che ho ricevuto: la riconoscenza che ho letto negli occhi di quell’umanità dolente per l’attenzione che le si stava dedicando. Riuscire a parlare di un romanzo a coloro che sono immersi in un mondo estraneo e chiuso fatto di umiliazioni, di sovraffollamento, di processi, di speranze e di rassegnazione, è tutt’altro che facile: sarebbe come se si volesse illustrare la tecnica dello sci ai beduini sahariani. Difficile catturare il loro interesse. Eppure, in qualche modo, questo è successo, non senza l’apporto degli animatori di Libroforum, beninteso. E’ successo che dai temi generali quali il rapporto problematico con i propri genitori e la possibilità del compimento di scelte diverse e coraggiose per dare una svolta all’esistenza, estrapolati dal romanzo, il piccolo uditorio si sia animato ed abbia sentito la necessità di raccontarsi e di trarre, dalle proprie ed altrui esperienze, considerazioni amare ma aperte anche alla speranza che una soluzione vi possa essere, che sia necessario cercarla per lasciarsi definitivamente alle spalle l’esperienza che sta vivendo. Se far pensare è uno degli obiettivi che la letteratura dovrebbe porsi, almeno in piccola parte, in quell’angusta aula del braccio VI di San Vittore, mi sembra di aver concorso a che ciò si realizzasse.
Grazie ancora a Simone, Azalen e Giovanni.

Massimo Fossati

lunedì 14 novembre 2011

L'angelo triste di Massimo Fossati

Incontro del 7 novembre Milano Casa circondariale San Vittore
L'angelo triste, la storia di una vita "non vissuta"
Massimo FossatiLaura Fanucci e Natascia Pane presentano il libro L'angelo triste edito da Sovera Edizioni
Oggi si ritrovano al "bar del crimine" Simone, Azalen , Natascia Pane e Laura Fanucci di Contrappunto e Massimo Fossati. Il clima è cordiale, davanti a una minestra di porri Simone parla del blog e della sua intenzione di fare capire fuori che il carcere non è una realtà separata, o da rimuovere dalla coscienza collettiva, ma una realtà dialogante e collegata alla società civile. Fuori c’è Giovanni e si entra insieme. L’incontro inizia con la lettura del resoconto che apre subito un dibattito sulle responsabilità di ognuno e sulle preoccupazioni di incorrere in qualche sanzione puntando il dito su disfunzioni, lungaggini, ingiustizie che la gente ignora. Massimo Fossati, misurato e attento, ascolta poi interviene dicendo che è opportuno parlare del sistema e denunciare i guasti e le contraddizioni che esso presenta, perché è nell’interesse comune. Il mago dice che prima il malavitoso imponeva che i carcerati non salutassero gli agenti di custodia e che si mantenesse un’ ostilità tra loro. Qualcuno conferma che il carcere, mortificando la dignità, alimenta l’odio tra il detenuto e l'agente di custodia. Concluso il dibattito, Azalen invita l’autore a parlare del suo romanzo dal titolo suggestivo: L’angelo triste


domenica 13 novembre 2011

Vita in carcere

Incontro del 31 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
Vita in carcere
Simon Pietro De Domenico con i detenuti
La vita in carcere è un argomento che è difficile passare sotto silenzio. Qualcuno dice che la disperazione contagia anche il personale della polizia penitenziaria e riporta una notizia che fa riflettere: 54 appuntati suicidati in 10 anni. (fonte non verificata)
Sono carcerati anche loro, devono sorbire tutti i problemi, confrontarsi con detenuti violenti, o semplicemente fuori di testa. I turni di lavoro sono pesantissimi per mancanza di personale, durante la notte non possono neanche sdraiarsi come i medici ospedalieri, perché la sorveglianza deve essere continua e sono anche loro sorvegliati dalle telecamere. I poliziotti si confrontano ogni giorno con una realtà degradante per quanto si cerchi di gestirla al meglio , soprattutto per mancanza di risorse finanziarie. Sembra che il male sia sistemico e non legato alle singole persone. 


lunedì 7 novembre 2011

La forza delle Apparenze

Incontro del 31 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
Il biglietto da visita di Campanile
Azalen TomaselliSimon Pietro De Domenico con i detenuti
Oggi il ponte festivo  si sente anche a San Vittore. E’ il giorno di Halloween  e siamo veramente quattro gatti. Azalen legge il resoconto dell’incontro che riapre l’argomento “carcere”. Un detenuto è particolarmente taciturno “Quando è festa  penso agli amici”, confida. Le ricorrenze portano la malinconia perché si avverte più acuta la mancanza dei familiari e degli amici. Cortez propone di leggere da una scelta di racconti Il biglietto da visita di Achille Campanile


sabato 5 novembre 2011

Vita da "secondini"

Vita da "secondini"
Come vivono gli agenti della polizia penitenziaria?

Liberante è un blog che vuole dare voce ai detenuti, ma che ha l'intento di fare conoscere ai suoi lettori una realtà più ampia del complesso e sfaccettato sistema che è il carcere.
Il presente articolo intendo dedicarlo agli appartenenti al corpo della polizia penitenziaria.
Vengono impropriamente chiamati agenti di custodia o AC (acronimo usato in particolare dai detenuti), a volte chiamati persino secondini, termine denigratorio e fortunatamente in disuso.

Qui in Lombardia ho incontrato personale gentile e preparato, così come agenti arroganti e maleducati, che si sentono in diritto di trattare con gratuita rudezza detenuti e volontari, in primo luogo per imporre la propria autorità! Fortunatamente a prevalere sono i primi, e a parziale scusante dei secondi c'è da dire che spesso sono tra i più giovani e ancora non hanno appreso l'umanità e la sensibilità, che un lavoro importante e delicato come il loro richiede.


mercoledì 2 novembre 2011

Differenza di trattamento nei vari istituti di pena

Incontro del 24 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
Un carcere che è un hotel a 5 stelle
Simon Pietro De Domenico con i detenuti
Durante l'incontro del 24 ottobre la discussione si anima dopo la lettura del resoconto del 17 ottobre. L’argomento è la differenza di trattamento nei vari istituti di pena. Il riferimento per tutti è il carcere di Bollate (www.carcerebollate.it) che, se paragonato a San Vittore, - a dire dei detenuti - è un hotel a 4 o a 5 stelle. Qualcuno contesta un’inadeguata assistenza medica, soprattutto mancano alcuni farmaci come l’aspirina che deve essere comprata ma è poi consegnata all’agente e condivisa, in quanto non è permesso tenerla in cella. Anche la somministrazione di un ansiolitico Xanax è stata ultimamente sospesa e sostituita dall’En o dal Valium farmaci delle stessa categoria. Qualcuno sostiene che c’è la tendenza a ridurre la somministrazione degli antidolorifici. Con l’arrivo dei primi freddi un detenuto lamenta che per fare una doccia ci si debba alzare alle 6 e aspettare il turno, dal momento che vengono aperte due celle alla volta. Un altro segnala la mancanza di privacy perche la cabina doccia è a vista e fuori ci sono i compagni che aspettano di entrare, così la soluzione è la doccia con le mutande. Anche la temperatura dell’acqua non è regolabile e passa istantaneamente da fredda a urticante…(bollente). Però nel terzo reparto le celle sono dotate di docce. Il paragone con Bollate riguarda anche il reparto dei protetti e la presenza delle cooperative che organizzano corsi professionalizzanti e danno l’opportunità di sbocchi nel mercato del lavoro. Il confronto con altri istituti penitenziari della Lombardia continua a ruota libera. Opera ha solo due detenuti per cella, dice un partecipante, ma le attività scarseggiano e non sai dove aggrapparti. E’ lo stesso che sostiene di essere stato molto seguito dal SERT avendo problemi di alcolismo. San Vittore è strutturalmente fatiscente, commenta, ma ha una buona offerta per quanto riguarda le attività. Si parla di Monza, "carcere punitivo", di Bergamo dove la disposizione delle celle è sfalsata in modo che abbiano di fronte il muro e delle eccellenze: Bollate e Brindisi e le Vallette (www.circondarialetorino.it).

Tutte queste considerazioni sono state espresse dai detenuti e io le riporto come testimonianze che non ho modo di verificare personalmente.

lunedì 31 ottobre 2011

La boutique del mistero

Incontro del 24 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
La Boutique del mistero e la consapevolezza di fare del male
Simon Pietro De Domenico, Giovanni Cerri Azalen Tomaselli con i detenuti
Oggi l’autunno si avverte nel cielo grigio che promette pioggia, l’aria è fredda. A San Vittore sono iniziati i corsi e il bibliotecario è indaffarato a chiamare i partecipanti, mentre troviamo la biblioteca occupata da altri corsisti. Leggiamo due racconti tratti dalla Boutique del mistero di Buzzati. Il mantello storia di un giovane soldato tornato dal fronte nella propria casa. Un racconto che affronta il mistero dell’al di là aprendosi a più letture. La storia ruota attorno a più enigmi: Il protagonista è un fantasma, o è il desiderio di una madre di riabbracciare un figlio, e chi è la figura che passeggia fuori dalla casa e che ha concesso solo un rapido commiato al giovane morto in guerra? 


sabato 29 ottobre 2011

Un ringraziamento a Luciana Invernizzi

Un saluto a Luciana Invernizzi di cui i partecipanti elogiano la schiettezza e la spontaneità.” Una donna simpatica che sa sostenere un contraddittorio e esporre le proprie idee anche se in disaccordo con quelle degli altri”, hanno detto. Azalen riferisce che Luciana Invernizzi potrà incontrarli sporadicamente in quanto è impegnata in altri progetti.

Luciana ha partecipato agli incontri del 10 Ottobre 2011 e del 17 Ottobre 2011

venerdì 28 ottobre 2011

Lettere di Celeste e Anna Maria Habermann

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

lettere di Celeste e di Anna Maria Habermann

Pubblichiamo qui due lettere scritte in riferimento all’incontro avvenuto a febbraio  tra la dottoressa Habermann e i detenuti del sesto secondo, per la presentazione del libro Il labirinto di carta edito da ProediLa prima lettera di Celeste (un detenuto del sesto reparto) dà la misura del senso di fratellanza e di amicizia che si crea in questo ristretto forum di non letterati, composto da persone pronte a recepire,  per farne materia di dibattito, le opere che proponiamo. L’amicizia non disconosce le differenze tra le condizioni e i ruoli, ma costituisce la prova della possibilità di aprire un dialogo tra individui, soggetti in vario modo, ai colpi della fortuna e, pertanto, tutti indistintamente  vulnerabili.  E’ a partire dalla considerazione della comune fragilità che possiamo guardare  veramente l’altro e ritrovare la forza per rispondere alle sfide piccole o grandi che il  vivere stesso ci impone. Anna Maria Habermann è uno degli esempi di come la fragilità possa trasformarsi in forza attiva e impegno nell’opera di cambiamento e di ricostruzione della nostra umanità violata.  La lettera di risposta che ci ha gentilmente concesso di pubblicare è un’ulteriore riprova del sentimento di comprensione che trae insegnamento  dal monito, da lei ricordato, del cantautore statunitense Phil Ochs: “Mostrami un uomo la cui vita si sia incrinata  e io ti mostrerò mille ragioni per cui è solo un caso se al posto suo non ci sei tu”.


lunedì 24 ottobre 2011

Carcere e Giustizia

Incontro del 17 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
Carcere e Giustizia, parole in libertà.
Luciana Invernizzi con i detenuti
Oggi Luciana Invernizzi va da sola al sesto secondo. Porta un libro di Emilio Pozzi su San Vittore. Dopo alcune pagine l’interessa scema e si avvia una discussione. I temi sono sempre quelli: giustizia, detenzione, indulto. Luciana espone il proprio punto di vista con la schiettezza che la distingue scoraggiando chi vuole parlare di casi personali e del perché sia caduto nelle maglie della giustizia. Si parla delle attività che si svolgono a San Vittore e Luciana si sofferma a parlare del gruppo della trasgressione condotto da Angelo Aparo, un gruppo di discussione e confronto. Qualche partecipante chiede se sia possibile iscriversi o se sia possibile proporlo anche al sesto reparto. La risposta è ovvia in quanto le condizioni restrittive del sesto reparto non consentono contatti con altri reparti. La discussione tende a dividersi in mille rivoli senza riuscire a procedere nonostante Luciana richiami al rispetto dei turni. Alcuni si lamentano del rumore dei vicini di cella che parlano a alta voce o alzano il volume della televisione o dei lettori dvd. C’è un grande bisogno di parlare in libertà e di vivere un po’ di tempo in uno spazio comune. Il tema sotterraneo e non esplicitato è che senso può avere la carcerazione per imparare a reimpostare la propria esistenza, quanto possa servire a rivedere le azioni passate e a progettarne di nuove per affrontare al meglio la vita. Sono temi cruciali che investono tutti. Quale soluzione trovare per vivere una vita piena e completa? Un partecipante parla della sua esperienza nelle varie carceri d’Europa, per paragonare le condizioni in cui i detenuti sono costretti a fare il loro periodo di restrizione della libertà. Luciana non condivide questa impostazione del problema perché ritiene che il tempo trascorso in carcere debba essere speso a rivedere la propria vita e acquistare nuovi strumenti per non ripetere gli stessi errori. Parla senza mezzi termini e dice che è inutile aspettare di uscire (con l’indulto) per continuare a fare il ladro sperando di non essere scoperti. Alcuni annuiscono. Quando l’incontro sta per terminare i partecipanti chiedono a Luciana se sarebbe ritornata a trovarli. L’incontro nonostante gli inciampi si protrae sino alle 16.00 poi il gruppo si scioglie.

domenica 23 ottobre 2011

Storia di Joshua - seconda parte

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Storia della mia vita (seconda parte)
di Joshua

Sto scrivendo la seconda parte della mia storia. Oggi è il 22 Luglio 2011.
Sono da molti mesi in questa prigione. Dopo due mesi dal processo il mio avvocato è venuto a trovarmi, e mi ha chiesto se conoscevo qualcuno che potesse assumermi regolarmente in caso di arresti domiciliari. Ora però il mio avvocato è in vacanza, tornerà nella seconda metà di settembre. Prima di partire mi ha raccomandato di incontrare mio fratello, prima del suo ritorno. Ho scritto a mio fratello chiedendogli di venirmi a visitare per poter parlare faccia a faccia e per poter condividere con lui il mio dolore. Dopo che sono passati un mese e due settimane e mio fratello non si è presentato, mi sono domandato, perché sta succedendo questo? Forse lui non vuole più vedermi? 


Storia di Joshua - prima parte

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Storia della mia vita (prima parte)
di Joshua

Sì, questa è la storia della mia vita, la mia vita è la storia di mio figlio.
Inizia con mia moglie incinta, io ero felice che Dio ci avesse dato questo dono, ero felice perché sentivo che ora io ero parte di una famiglia. Prima che mia moglie partorisse il destino mi ha portato lontano da lei e dal nostro bambino. Per anni avevo immaginato questo figlio e, solo sette giorni prima che nascesse, fui costretto a separarmene. In tutti questi giorni che ho passato in questo luogo (il carcere), un anno e dieci mesi, ho avuto la possibilità di vedere mio figlio una sola volta. Mio figlio si chiama Joshua. Sto scrivendo la storia della mia vita oggi che è il 13 di aprile 2011, ma in questi mesi non è passato un solo istante senza che io non pensassi a lui. So che un giorno arriverà come è arrivato l'oggi, quel giorno io parlerò con mio figlio e gli racconterò questa storia, gli spiegherò perché ho dovuto abbandonare lui e sua madre prima ancora che nascesse. Fino a quando avrò vita io continuerò a seguire la strada della grazia. Grazie Dio, per esserti preso cura di me e della mia famiglia.


mercoledì 19 ottobre 2011

Permettimi di averti

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Permettimi di averti
di Mago

Permettimi di averti
Ancora ogni tanto con me
Questo solo ti chiedo
Non volgere tutto in veleno
Ma dammi bei sogni
li hai girati in molti sensi
Ascoltali tu da lontano
Non occorre scrivere del cielo
Come era basso, e come corto niente
Sì, sì, era scherzo, grazia all’infinito
Sì il mondo in un riflesso
E perso diffuso e muto
Muto di giorni, nel mezzo inferno della luce
E io non so, non ti saprò spiegare
Io che non so tacere né pregare
Ma tu ascoltami
Ascoltami da lontano
Io mi ricorderò di te in un altro
Sogno ancora..


* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

Io sono colui che mente

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Io sono colui che mente
di Mago

Io sono colui che mente
Quando dico che esisti
Ma il mio cuore è gioioso
Io sono colui che ama
L’amore e lo sguardo mio
Tutto solo mio
Ma il mio cuore è gioioso
Come un nido che non ricorda
Dov’è la sua passerotta
Forse questo è il male
Che mi è stato fatto
So che non vuoi lacrime
Ma baci
Bacio la tua immagine
E le sorrido
Come è triste sorridere al dolore..


* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

Ma dove sei mamma

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Ma dove sei mamma
di Mago

Ma dove sei mamma
È atroce mamma
Ti ricordi il mio volto
Ti ricordi il mio pianto
Ti ricordi il mio grido
Ti ricordi la mia voce
Ti ricordi il mio battito del cuore
E’ atroce mamma
Tendere le braccia verso un ricordo
Dire..dire..dire..
Tu mi manchi, mi manchi tanto
Dirlo e non avere una risposta
Tu non sai che ti piango
Dormi mamma, dormi mamma
Soffrirò da solo.


* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

sabato 15 ottobre 2011

Tutta colpa dei magistrati?

Incontro del 10 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
Quando non c'erano i gossip di Emilio Pozzi e la polemica sulla Giustizia.
Luciana Invernizzi con i detenuti
Oggi il tempo è ancora mite e il sole indugia sui tetti dei palazzi e sull’asfalto delle strade diffondendo la sua luce dorata. Di scena è Luciana Invernizzi per presentare Quando non c’erano i gossip. Nell’atrio incontriamo Donatella Massimilla (presidente del CETEC), si scambiano saluti calorosi, poi si sale al sesto secondo. L’ispettore dà il benvenuto a Luciana e si comincia... Luciana racconta della sua ventennale attività a San Vittore e della lunga amicizia con Luigi Pagano (attualmente provveditore per la Lombardia è stato direttore di San Vittore) per introdurre il primo aneddoto. Il giornale di San Vittore aveva vinto il Premiolino e i detenuti erano stati invitati alla consegna del premio. Dopo la cerimonia la station wagon guidata da Luciana (che si era assunta l’incarico di accompagnare i detenuti ) ospita il direttore, la guidatrice e i quattro detenuti, uno dei quali prende posto nel bagagliaio. Durante il tragitto uno di loro preoccupato domanda a Luigi Pagano: “E se ci ferma la polizia?” E il direttore con calma olimpica: ”Ci accompagna a San Vittore, tanto lì dobbiamo andare!” . Il secondo aneddoto riporta agli anni ruggenti della Rai e a un’intervista fatta ai comici Stan Laurel e Oliver Hardy da Emilio Pozzi, l’autore del volume. 


Il mio cuore d'amore

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Il mio cuore d'amore
di Joshua

Ogni istante io penso a mio figlio e a mia moglie, mi dico che loro saranno sempre nel mio cuore.
Come vorrei vederli questa sera.
Perché io devo ancora capire qualcosa di voi, ma non so cosa fare quando il mio amore è così lontano da me.
Il tempo di Dio è il migliore.


* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

L'albero dell'amore

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

L'albero dell'amore

di Joshua

L'amore inizia con un sorriso,

cresce con un bacio, 
si compie con una famiglia.
Questo è il vero amore.


* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

martedì 11 ottobre 2011

Considerazioni di Giorgio Cesati Cassin

Incontro del 3 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
Giorgio Cesati Cassin scrive dell'incontro con i detenuti (vai QUI per il resoconto)
L'esperienza che ho vissuto nell'incontrare quegli uomini privi della libertà mi ha profondamente commosso e segnato. Sono bastate poche frasi scambiate con loro perchè tramigrassi dall' universo carcerario ad un altro universo dissimile e opposto. Nella piccola stanza che a stento ci ospitava, col trascorrere del tempo sempre più prendeva forma un ossimoro; prigionieri della libertà. Nessuno era più vincolato moralmente e fisicamente alle pietre della Legge e si allontanava quel sentimento che l'uomo difficilmente sopporta, la pietà. Come dice Georges Bernanos, diffidate della pietà che esalta sentimenti piuttosto vili, un prurito di tutte le piaghe dell'anima. Si realizzava invece quella che Pontiggia chiama L'arte della fuga, infinite variazioni intorno a un tema, e quì a San Vittore era come se tutti noi mentissimo, per legge, obbligati a farlo, ma non coscenti di farlo. Una prova sconvolgente. La conversazione sconfinava in una sequenza di frammenti autonomi che ignorando il tema principale "siamo chiusi quì dentro", si sostituiva ai nessi convenzionali di tempo e di spazio e dava origine a una rete di associazioni fantastiche che con movimenti anterogradi non ritornavano al tema principale ma sempre più se ne allontavano; una vera fuga in avanti, insomma. Uno scambio conversazionale intenso e originale. Tema dominante la scrittura terapeutica, che libera dalle sofferenze, dove ricordi angoscianti si spogliano per passare dall'universo della tragedia  all'universo della prosa, più accomodante. La mia è stata un'esperienza corroborante, una iniezione, che dico, una flebo vitaminica offertami da un uditorio attento, partecipe, con le poesie di Cortez e di Giacomo e coi racconti di Roman. Grazie ancora Azalen e Simone e spero di poter ripetere l'esperienza.

domenica 9 ottobre 2011

Il fumo dagli occhi

Incontro del 3 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
Il fumo dagli occhi e un racconto psicoanalitico
Giorgio Cesati Cassin con i detenuti
Oggi davanti a San Vittore il Libroforum è una task force. Azalen e Simone incontrano Giovanni che attende sulla panchina storica. L’autore chiama Azalen da pochi metri, è di spalle e si guarda intorno. Si attraversa il portone e all’interno c’è Luciana Invernizzi che si unisce al gruppo. Giorgio Cesati Cassin, medico e psicoanalista, è un signore alto e distinto, nessuno direbbe che ha gli ottantun anni che dichiara subito di avere. Ha un sorriso ironico e la battuta pronta che velano un fondo di tristezza composta. 


Articolo sull'incontro con Paolo Castaldi

Articolo tratto da E (mensile di Emergency) di settembre 2011 sull'incontro del Libroforum con Paolo Castaldi.

Paolo Castaldi ha scritto e illustrato una storia breve che racconta la sua esperienza con i detenuti del reparto "sesto secondo" di San Vittore. Il suo resoconto, pubblicato dal mensile E (www.e-ilmensile.it), è stato letto in occasione dell'incontro del Libroforum del 26 settembre. La breve storia a fumetti ha suscitato un grande apprezzamento da parte dei detenuti, i quali hanno trovato veritiera la descrizione resa da Paolo.
Tutti loro, infatti, hanno espresso il desiderio di dar voce alla loro condizione anche grazie a quegli autori che incontrano con l'attività del Libroforum e che se ne vogliano fare tramite.
Inoltriamo da parte dei detenuti del sesto secondo un caloroso ringraziamento a Paolo Castaldi.

Per quanti volessero avere maggiori informazioni sul mensile E di Emergency, è possibile visitare oltre al sito ufficiale anche un blog dedicato ai lettori: pazzoper-e.blogspot.com

lunedì 3 ottobre 2011

I racconti dei Chassidim e “Sentinella”

Incontro del 26 settembre Milano Casa circondariale San Vittore
Gli insegnamenti del rabbi e dello zaddik
Simon Pietro De Domenico, Giovanni Cerri Azalen Tomaselli con i detenuti

Oggi al gruppo del Libroforum ci sono nuovi iscritti. Così Azalen e Simone iniziano con il presentarsi. L’inserimento di nuovi detenuti rende il tono un po’ più formale. C’è chi rimane silenzioso e chi ha molta voglia di parlare come Roman che vuole raccontare la sua storia. Simone parla del fumettista Paolo Castaldi e mostra il numero di E (il mensile di Emergency) che riporta il suo fumetto dedicato a San Vittore. Si legge. E’ interessante conoscere la loro opinione su quello che Paolo ha scritto. Una trans risponde che ha detto la verità, che il sesto è un reparto diverso dagli altri, dove la restrizione della libertà è assoluta. Tutti concordano che sia giusto scontare una pena ma che non si possa togliere la dignità neanche a chi ha commesso dei reati. Roman racconta di essere stato in tutte le carceri (Serbia, Spagna, etc.) ma che quelle italiane sono le peggiori. Nel gruppo c’è libertà di esprimere le opinioni, non si fa un contraddittorio. Simone invita a ascoltare i racconti brevi dei Chassidim. I chassidim sono gli ebrei che si sono discostati dal Talmud e che seguono gli insegnamenti di Rabbi Israel ben Eliezer detto Baalshem-Tov, un grande maestro vissuto nell’Europa orientale tra il 1700 e il 1760. 


sabato 1 ottobre 2011

Destino

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Destino

di Cortez

Lascia che ciò accada se deve accadere
Non fermare l’inevitabile
Lasciati trasportare come il vento primaverile
Che porta una foglia accarezzandola
E la fa volare
Guarda in alto il cielo
E naviga lenta
La dolce scialuppa dei sogni
E non aver paura di salirci
Perché nel fiume del tempo
L’acqua scorre senza fermarsi.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

Segreto

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Segreto

di Cortez

Non nascondere
il segreto del tuo cuore amore mio
dillo a me, solo a me
in confidenza
tu che sorridi con tanta tenerezza
tra parole esitanti e il tuo corpo tremante
tra dolce vergogna
dimmelo pian piano
il mio cuore lo ascolterà.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

giovedì 29 settembre 2011

L'avventura di comunicare

Incontro del 19 settembre Milano Casa circondariale San Vittore
La solitudine esiste?
Simon Pietro De Domenico, Giovanni Cerri Azalen Tomaselli con i detenuti

Dopo l’afa dei primi giorni di settembre oggi l’aria è autunnale, un brontolio in lontananza avvisa che pioverà. Giovanni ci attende nella piccolo spiazzo verde davanti San Vittore. Oggi siamo in tanti e ci presentiamo. Giovanni parla dello scopo del Libroforum e della sua storia. Simone si sofferma sulla scrittura e sul valore terapeutico che essa può avere. Azalen sostiene che il Libroforum è uno spazio di parole e di ascolto dove il libro entra come un terzo, per favorire il confronto, e per aiutare a trovare risposte o a sollevare domande. Iniziamo con la lettura di un poeta greco. Una poesia che suona come un avvertimento a non dissipare la vita in avventure effimere per non riscoprirsi alieni:

(La vita) Non sciuparla portandola in giro / In balia del quotidiano / Gioco balordo degli incontri /E degli inviti/ Fino a farne un stucchevole estranea
(Costantino Kavafis, Settantacinque poesie, Giulio Einaudi Editore).


giovedì 15 settembre 2011

Al tuo risveglio

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI


Al tuo risveglio
di Cortez

I battiti del tuo cuore
Contavano i miei passi
Quando da te venivo
Nell’ora del risveglio
Pian piano mi avvicinavo al tuo letto
Un fremito dolce mi lambiva la pelle
Come fa la risacca
Baciando la sabbia assolata
Mezza assonnata
Mi confondi con i suoni
E con la luce del mattino
E al tuo fianco rimango.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

lunedì 12 settembre 2011

Tu nel mio pensiero

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Tu nel mio pensiero
di Cortez

Tu che riposi nel mio pensiero
Dimenticarti non potrò
Il fruscio del vento riporta
Il ricordo di una notte insieme a te
Mille e mille parole dolci e pazze
Ci siamo detti
Sotto quel grande oceano di stelle
Che ci versava la sua luce fatata
Ti tenevo vicina, così vicina
Da sentire
Il tenero tepore del tuo corpo
Sciogliersi con il mio
Si sciolgono i pensieri nel grande spazio
dove corrono i sogni
Ricordando
Accendo
Un sorriso e un sospiro.

Voglia di libertà

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI


Voglia di libertà
di Gian

Sono Gian,
e queste parole che seguiranno ritengo che rispecchino la mia vita.
Ecco come dopo quattro anni di carcere, posso esprimere ciò che manca alla mia vita:
Io non ho mai dimenticato quello che ho fatto da me lascerò questo triste porto, partirò allora da qui.
Io non ho mai cancellato il dolore che ho dentro da un pò, non c'è riposo mio migliore del riposo che un poco c'è già con me...
Voglia mia di vita
voglia di una colpa
voglia di perdono
voglia di calore umano
voglia di partire
voglia di sapori nuovi
voglia di sognare forte
voglia di star bene
Nel mio viaggio un solo posto per me
questa ragazza occhi al cielo
questa ragazza ha un'idea di viaggiare in mezzo alle stelle
un giorno quando sarà libera e fiera di essere se stessa
già sicura del nome che avrà
Questa ragazza di fronte al cielo non avrà amarezza mai più
Voglia di una stanza
voglia di silenzio
voglia di saltare
voglia di colore chiaro
voglia di una voce
voglia dell'estate
voglia di qualcos'altro
voglia di conoscere la pace
Nel mio vaggio un solo posto per me.
Questa ragazza occhi al cielo ormai ha conquistato anche me.
Ora, dipende tutto da voi!

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri. 

domenica 11 settembre 2011

Un ragazzo

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Un ragazzo
di Cortez

Un ragazzo malato
che urla dietro le sbarre
il proprio destino
un ragazzo sbandato
che ha tristemente sbagliato
un ragazzo sperduto
circondato dall'oscurità
più profonda
un ragazzo nonostante tutto.
Con un sorriso sulle labbra.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.