lunedì 25 marzo 2013

Quante sono le verità?

Incontro del 18 marzo 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
I fratelli Cesati raccontano due verità su uno stesso episodio
Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin, Alberto Cesati, Iginia Busisi scaglia e Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Tetti spruzzati di neve in questa giornata di marzo, uggiosa. Azalen e Simone scorgono in lontananza Iginia Busisi a attenderli davanti il bar di via Olivetani, ha una sporta con le poesie in fotocopia e le gazzette sportive. Varcato il pesante portone, quando giungono al sesto trovano i “lavori avviati”. I due fratelli Giorgio Cesati Cassin e Alberto Cesati sono intenti a presentare le loro due versioni di un medesimo episodio d’ infanzia. La lettura canonica del resoconto, interrompe l’amena presentazione di questo ricordo. E’ Giorgio al termine della lettura a leggere da Fumo dagli occhi il capitolo che riporta la storia della morte di Gin, la sua adorata cagnetta. Il racconto risale agli anni della guerra, quando la famiglia Cesati lascia Milano per trasferirsi in campagna. Qui si sviluppa la penosa vicenda. Gin, ritrovata moribonda per avere mangiato il boccone della volpe, (che i contadini lasciavano nei campi per combattere le razzie provocate da questi animali), viene finita con un colpo di pistola. L’accaduto, declinato in due differenti versioni nei testi dei due autori, incuriosisce l’uditorio. E' possibile che lo stesso episodio abbia per i suoi protagonisti due verità diverse?

venerdì 22 marzo 2013

Piogerella di marzo

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Pioggerella di marzo
di Iena

Pioggerella di marzo
Che cadi leggera sui tetti
Tintinnii argentini
E mi riporti alle poesie dell’infanzia
Infanzia segreta
Infanzia violata
Ma oggi mi appari sporca e fastidiosa
Mi togli l’aria
La mia aria preziosa
E i miei cinque chilometri di ossessivo girare
Come un criceto
Un criceto in gabbia
E ti vedo
Che scorri sui muri
Sui tetti
Sui sacchi di monnezza lucidi e neri
Per lavare i peccati del mondo
Ma non basti
Sei un fastidio e basta
Sei sporco di fiati
Di smog
E di pensieri
Sei sporca
Cadi gravosa
E ti perdi in rivoli neri
Ci vuole un diluvio, un diluvio d’amore
Per lavare la pena
Annegare il maligno
E, dopo, forse,
tornerà il sole anche nel mio piccolo spicchio di cielo
anche fra le sbarre che mi imprigionano il cuore.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

L'immagine di Zero

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

L'immagine di Zero
di Zero

Zero ci tiene a lasciare un’immagine che lo identifichi. A proposito dello spirito positivo, “quieto e mite”, e di chi è “freddo di spirito”, in questo contesto. Sebbene spinti a fare e a dire le cose in un certo modo si può essere lo stesso premurosi, miti e generosi, pronti a perdonare. In questo caso posso domandarmi: Che genere di persona manifesto di essere? In un campo di girasoli, ogni fiore contribuisce con i suoi colori alla bellezza del quadro d’insieme; ognuno di noi dovrebbe sforzarsi di essere come uno di quei girasoli e uscire da questo contesto, il più brillantemente possibile. Con piccoli gesti di nobile cortesia si palesa in frasi molto comuni del tipo: “Non accetto che mi si dica cosa fare” o “Fai valere i tuoi diritti” Dove sono gelosia e contenzione, là è disordine, e ogni cosa è vile. Ma la sapienza dell’altro è prima di tutto pacifica, ragionevole, senza parziali distinzioni, senza ipocrisia. Anche la giustizia deve essere promossa pacificamente.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

mercoledì 20 marzo 2013

Primi Approcci

Durante l'incontro del 14 gennaio 2013 con Rosa GargiuloGiorgio Cesati Cassin ha ricordato una sua particolare esperienza.

Primi approcci
di Giorgio Cesati Cassin

Rodolfo Vinciguerra prese una saggia decisione; prima di coinvolgere tutta la famiglia, decise di fare il collaudo del Motorpolo della Laika con Asdrubale. Scelse la località più comoda e vicina a casa; il Monte Stella, noto ai milanesi anche come la Montagnetta di San Siro (Montagna de San Sir in dialetto), una collinetta artificiale formata inizialmente con l'accumulo di macerie provocate dai bombardamenti, effettuati dagli Alleati, durante la seconda guerra mondiale e con altro materiale proveniente dalla demolizione degli ultimi tratti dei bastioni, avvenuta dopo il 1945. Alta poche decine di metri, stimolò comunque la fantasia di podisti, corridori, ciclisti e di chiunque pensasse di avere bisogno di un minimo dislivello per allenarsi. Bastarono pochi centimetri di neve, un inverno, perché i pendii della Montagnetta si affollassero di sciatori e di bambini con le slitte, come nella più rinomata delle stazioni alpine.



lunedì 18 marzo 2013

Quando la passione ti rende schiavo

Incontro del 11 marzo 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Divagazioni oniriche per scongiurare una passione totalizzante.
Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin e Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Il cielo è di colore opalino. Qua e là fiocchi sparsi di nuvole. Azalen e Simone superano il portone. Azalen saluta una vecchia conoscenza del Libroforum in articolo 21. Si arriva al sesto, dove Giorgio, in piedi è intento a leggere le sue Divagazioni oniriche, racconto semiserio che tratta di un viaggio nell’aldilà, una metafora scherzosa della visita a un amico di Giorgio avvenuta nel corso della settimana. Salvatore, un angelo custode racconta a Serafino, il protagonista, un sogno ricorrente: si trova nell’aldiqua a godere di piaceri praticati più dagli umani che dagli angeli, per poi svegliarsi stanco e madido di sudore. Sul finale, dopo una sosta in una trattoria dal nome godereccio e una visita nella casa dell’angelo, un delirio di libri che si affollano su piani e pareti, Serafino svela l’occulto significato onirico: è la passione per i libri ad averlo distratto da tutti gli altri interessi della vita fino a renderlo prigioniero di se stesso. 


giovedì 14 marzo 2013

Raggio numero sei barra due

Incontro del 4 marzo 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Parlando di Giustizia al raggio numero sei... barra due.
Azalen Tomaselli Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Oggi l’aria ha un tepore di primavera, il sole versa raggi dorati sulle strade brulicanti di gente indaffarata e sui veicoli che in fitta ragnatela percorrono la città . Azalen e Simone varcano il portone di San Vittore, senza Giorgio trattenuto da un’influenza - come si è premurato di comunicare nella mattinata con una voce cavernosa, squarciata da ripetuti colpi di tosse. Al sesto la saletta è occupata, e si attende che escano i detenuti del corso precedente. Azalen e Simone notano che nella grande gabbia gli uccellini defunti sono stati rimpiazzati da due nuovi venuti (vedi incontro del 31 dicembre 2012). Dopo un abbondante quarto d’ora, i detenuti escono dall’aula sciamando nel corridoio, alcuni sono del Libroforum, altri arrivano alla spicciolata dalle celle. Il bibliotecario avverte che vi sono degli assenti perché malati come Animabella e Ivan. Quando il gruppo si riunisce, Simone comunica che ha una lettera per Ivan da parte di Davide Rondoni. Antonio velocemente la prende e esce per consegnarla, prima che il giovane che sembra si sia scompensato o - come dicono i compagni - sia “uscito fuori di testa” venga ricoverato. L’aria che si respira dentro è opprimente, c’è tensione, la sofferenza è palpabile. Simone legge il resoconto e il racconto-documento Raggio numero sei promesso da Federico Riccardo Chendi, dopo la sua visita a San Vittore. Sono parole che incidono, dure, taglienti, che scoprono lo spigolo duro della crudeltà gratuita, della crudeltà eretta a sistema. 

lunedì 11 marzo 2013

Dürrenmatt e alcune riflessioni sulla giustizia

Incontro del 25 febbraio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
La poesia è il contrario della retorica e un antidoto al vizio della noia.
Azalen Tomaselli e Giorgio Cesati Cassin con i detenuti.
Anche oggi Milano, svegliata sotto un fitto nevischio, riavvia l’allegro tram tran dei giorni feriali. Azalen arriva trafelata all’appuntamento e vede Giorgio che varcata la postazione di controllo sta per sparire oltre il primo cancello. Giunta al sesto, nota l’assenza di Giocadinuovo, trasferito non si sa dove, le dicono. Si avverte un po’ di malinconia per la sua mancanza. Ogni separazione piccola o grande riporta alla mente l’instabilità e la impossibilità di impostare dei rapporti durevoli in un luogo di detenzione, e dà l’impressione di essere atomi in continuo movimento, che si avvicinano e si allontanano trasportati da forze esterne. Il carcere diventa allora il “non luogo” dove i rapporti sono instabili, perché l’esistenza è anch’essa fittizia e provvisoria. Al gruppo si sono aggiunti alcuni nuovi partecipanti. Azalen fa un preambolo sul libroforum, invitando Giorgio a leggere come di consueto il resoconto, mentre Animabella suona la chitarra. Giorgio, prendendo spunto dal testo, esorta a usare la furbizia buona, perché la violenza non paga. I versi della lirica Itaca gli strappano l’esclamazione: “Ognuno di noi deve avere la sua Itaca!”, guardando Antonio che è scoppiato in lacrime, continua: “La sua Itaca è il suo fratello gemello”. Antonio ammette: “Siamo gemelli e io, anche se sono lontano, sento se mio fratello sta male, perché siamo legatissimi” 


domenica 10 marzo 2013

Affrontare il presente con gli occhi al futuro

Incontro del 11 febbraio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Giorgio Cesati legge il racconto Di doman non c'è certezza in Carcere.
Giorgio Cesati Cassin con i detenuti.
Scende la neve a larghi fiocchi su Milano. Alle 13 in punto Giorgio entra a San Vittore; le solite procedure, prima di salire al VI raggio secondo. Alle 13.20 Giorgio raggiunge la meta. In attesa di poter accedere alla saletta, dietro le sbarre scorge Antonio e Ivan che lo salutano. Si avvicina e stringe loro la mano; Ivan ha gli occhi rossi, piange, è depresso. Antonio cerca di consolarlo, ma non serve. Ivan ha solo quattro mesi da scontare prima della libertà, tuttavia non sa darsi pace, rifiuta l’aiuto psichiatrico, non assume i farmaci perché teme “l’astinenza” (la dipendenza). Giorgio parla con lui, lo ascolta, il pianto s’arresta quando si avvicina il capoposto; “Non si può sostare davanti alla cella, vicino ai carcerati” dice con tono brusco. Giorgio si allontana, ma fa presente che sono due partecipanti del Libroforum, che fra cinque minuti saranno nuovamente insieme. Il capoposto sostiene che solo in aula è permesso parlare coi detenuti, a debita distanza. Le 13.30, Giorgio entra nella fredda saletta; Iena e Giocadinuovo gli si avvicinano, felici di incontrarlo; cominciano a parlare in attesa che arrivino gli altri. Si fa nuovamente vivo il capoposto: “Non si può stare così vicini a parlare“ brontola. 

sabato 9 marzo 2013

Conversazionalismo

Incontro del 4 febbraio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Giorgio Cesati parla di Conversazionalismo a San Vittore
Giorgio Cesati Cassin con i detenuti.
Giorgio Cesati Cassin varca la porta del carcere ed entra nel regno senza stagioni. E’ solo, senza Simone e Azalen, i suoi angeli custodi, uno in Asia, l’altra quasi in Africa. Un capoposto, troppo solerte, non vuol farlo salire con i due libri che si porta appresso. Giorgio gli fa notare che li ha sempre portati con sé, senza problemi. “Li ho scritti io, non contengono pizzetti, mi servono per il Libroforum”, spiega. Dopo un lungo tergiversare, solo quando apprende che non li lascerà ai detenuti, gli concede di salire al VI raggio secondo. E’ in anticipo, le 13.20. Attende. Nella saletta carcere si siede, mette un tavolino di fronte a sé, vi appoggia i libri. Il primo ad arrivare è Iena, poi Animabella, Giocadinuovo e Nessuno. Altri li raggiungono, Matrix e uno nuovo, che si chiama Antonio: sorride, è giovane, sembra incuriosito. 


giovedì 7 marzo 2013

Davide Rondoni e la poesia per conoscere la vita

Incontro del 28 gennaio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
La poesia è il contrario della retorica e un antidoto al vizio della noia.
Davide Rondoni, Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin e Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Oggi una cappa grigia lievita sulla città. Davide Rondoni avverte che il treno da Bologna è in ritardo. Mentre Simone lo attende all’ingresso, Azalen si avvia per prima, temendo che non vedendo spuntare il Libroforum, alcuni partecipanti vadano all’aria. Dopo un quarto d’ora nell’aula-cella entra sorridente Giorgio Cesati Cassin con il pass fiammante in bella mostra. E’ stato trattenuto per le procedure burocratiche - si giustifica - e per di più redarguito dall’agente perché la foto del pass, risalente a una decina di anni addietro, non sarebbe “regolare”. In effetti, il signore dagli occhi cerulei, che guarda dalla fototessera, è più giovane, ma è senza ombra di dubbio proprio lui! Giorgio, dopo qualche commento scherzoso, comunica che vorrebbe invitare il fratello, scrittore anche lui, per parlare della verità. Spiega che sono stati entrambi testimoni di un fatto, ma che ciascuno sostiene una propria versione disidentica, e accusa l’altro di sbagliarsi o di non ricordare. Poi, lo stesso Giorgio promette di leggere alcune sue poesie, di cui una “sull’ecoscandaglio che importuna la creatura che cresce”. Mentre si argomenta intorno a parti distocici e all’aumento esagerato di parti cesarei, (per questioni di cassa e per imperizia degli ostetrici più che per necessità) finalmente entrano Simone e Davide Rondoni. Azalen inizia col dire: “Davide Rondoni è un poeta laureato”, ma l'ospite, schermendosi, dichiara che la poesia non si presta ai discorsi retorici, poi condividendo il disappunto di Simone, riguardo agli intoppi burocratici (non si trovava l’autorizzazione per l’ingresso) commenta: “la poesia è il contrario della retorica, è un’arte sintetica, come un gesto”.