lunedì 31 ottobre 2011

La boutique del mistero

Incontro del 24 ottobre Milano Casa circondariale San Vittore
La Boutique del mistero e la consapevolezza di fare del male
Simon Pietro De Domenico, Giovanni Cerri Azalen Tomaselli con i detenuti
Oggi l’autunno si avverte nel cielo grigio che promette pioggia, l’aria è fredda. A San Vittore sono iniziati i corsi e il bibliotecario è indaffarato a chiamare i partecipanti, mentre troviamo la biblioteca occupata da altri corsisti. Leggiamo due racconti tratti dalla Boutique del mistero di Buzzati. Il mantello storia di un giovane soldato tornato dal fronte nella propria casa. Un racconto che affronta il mistero dell’al di là aprendosi a più letture. La storia ruota attorno a più enigmi: Il protagonista è un fantasma, o è il desiderio di una madre di riabbracciare un figlio, e chi è la figura che passeggia fuori dalla casa e che ha concesso solo un rapido commiato al giovane morto in guerra? 




Il ritorno del soldato dal teatro di guerra ha molte analogie con l'esperienza del carcere che appunto separa dagli affetti. Questa similitudine tra le due situazioni è messa a fuoco da alcuni partecipanti che esprimono la sofferenza oltre che per la situazione che vivono per la separazione dalle persone care. Un altro spunto di discussione è il mantello, che il soldato usa per nascondere la verità alla madre. Una difesa verso coloro che vogliamo proteggere dalla nostra solitudine e angoscia che spesso diventa inesprimibile. Giovanni da pittore, sottolinea il registro visivo che l'autore usa per comunicare l'atmosfera di morte. Il secondo racconto La giacca stregata, parla di una giacca fatta da un sarto singolare che ha il potere malefico di materializzare nel taschino i soldi ottenuti illecitamente da altri misteriosi delinquenti. Anche qui c’è un personaggio demoniaco un sarto che non chiede di essere pagato ma che istiga al male. I commenti riguardano i soldi piovuti dal cielo e la mancata consapevolezza di giocare con la vita degli altri. Un senso di onnipotenza che crolla quando ci si misura con l’esperienza drammatica della detenzione. Un detenuto paragona il conflitto vissuto dal protagonista del racconto di Buzzati (consapevole, ma non consapevole del male che arreca) a l'esperienza che può vivere uno spacciatore, che non sembra considerare che il suo profitto è fatto sulla pelle dei suoi clienti. Molti sostengono che quando a morire è qualcuno di distante la cosa può lasciarci quasi indifferenti, ma quando vediamo la morte e riteniamo di averla potuta causare noi, allora tutto cambia. Passando a un altro argomento un detenuto dice di essersi arrabbiato con un amico che gli aveva scritto: “Vedrai che un anno e due mesi passano…”. Attacca quelli che vogliono il carcere duro e chiedono più severità delle pene e aggiunge: “Chiuso in galera per tre giorni rischi di trovare una persona appesa..” Il mago, parlando in versi, osserva che dalla sofferenza e dal dolore capirai cos’è l’amore. Molti parlano della opportunità che anche la galera dà di incontrare delle persone che possono insegnare a vivere ma si contestano alcune ipocrisie e falsità del sistema ad esempio nei confronti dei trans che sono isolati. I saluti interrompono la nostra conversazione, non so quanto "maieutica", ma sicuramente amicale!

* I nomi dei detenuti sono di fantasia

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