giovedì 23 maggio 2013

Inizio di un romanzo collettivo al femminile

Incontro al Femminile del 9 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Viene inaugurato il progetto Parole in Libertà al reparto femminile di San Vittore. 
Arriviamo nella biblioteca riscaldata da un caldo sole primaverile, dove C. appare sorpresa di vedere l’intera o semi ridimensionata task force (mancano due assistenti all’appello). Ci adoperiamo a disporre le sedie e è Sonja a riprendere il filo, dopo Daniele che parla della non appartenenza, secondo lui caratterizzante il protagonista di Le notti bianche. Io gli faccio eco, dicendo che si può scegliere di non appartenere. Vi sono forme alternative di appartenenza: per esempio a se stessi o ai propri sogni. Ma Sonia tiene la barra e ripropone alle presenti (alcune facce non ci sono più ma altre nuove si sono aggregate) di metterci insieme a imbastire la trama di un romanzo. Incominciamo a parlare del protagonista e dell’ambientazione. A un tratto entra Luciana, qualche partecipante le va incontro per abbracciarla con affetto. Poi il gioco riprende. 


martedì 21 maggio 2013

Giancarlo Zappoli presenta Le nevi del Kilimangiaro

Incontro del 6 maggio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Giancarlo Zappoli presenta Le nevi del Kilimangiaro, un film di Robert Guédiguian. 
Giancarlo Zappoli, Azalen Tomaselli, Simon Pietro De Domenico e Gruppo Cuminetti con i detenuti.
Il cielo è coperto da banchi di nuvole, poche gocce di pioggia fitta e sottile, con la primavera che tarda a arrivare. L’appuntamento è davanti San Vittore nel piccolo spiazzo verde. Giancarlo Zappoli, Azalen e Simone varcano il portone e, dopo qualche intoppo burocratico, superano i cancelli e dalla rotonda imboccano il sesto reparto. Al sesto, l’aula cella è già predisposta per la proiezione del film Les neiges du Kilimandjaro di Robert Guédiguian. Chiacchiericcio e saluti mentre Simone fa le prove (sarà necessario il computer degli educatori, portato su dalla dr.ssa S.). Finalmente le immagini animano lo schermo, un lenzuolo fissato alla parete, e si parte con la visione, dopo la breve presentazione dell’ospite. La vicenda è ambientata a Marsiglia, dove un sindacalista decide di estrarre a sorte i nomi dei lavoratori che dovranno essere licenziati, includendo anche il proprio. Spinto da un senso di equità e giustizia, subisce la chiusura del proprio rapporto di lavoro e si avvia a una vita di prepensionamento, divisa tra la cura dei nipoti (tre) e i fornelli (quando la moglie che fa la badante è fuori casa). A cambiare radicalmente le cose interviene la rapina di una consistente somma di denaro e di due biglietti per un viaggio in Tanzania, regalati da figli e amici alla coppia per il trentesimo anniversario. Il fatto sconvolge completamente la vita dei due maturi coniugi, demistificando tante piccole sicurezze e verità e cambiando irreversibilmente il loro sistema di valori.


sabato 11 maggio 2013

Carta di Milano

Oreste Pivetta durante l'incontro del 15 aprile ha parlato della Carta di Milanoovvero il protocollo deontologico per i giornalisti relativo al trattamento di notizie concernenti carceri, detenuti ed ex detenuti.
Qui di seguito potete trovare il testo integrale:

CNOG – COMMISSIONE GIURIDICA
CARTA DI MILANO
Protocollo deontologico per i giornalisti che trattano notizie concernenti carceri, detenuti o ex detenuti.
Il Consiglio nazionale dei giornalisti esprime apprezzamento per l’impegno volontariodei molti colleghi che realizzano strumenti di informazione all’interno degli istituti di pena in collaborazione con i detenuti e che hanno dato vita alla Carta di Milano, fatta propria da molti Ordini regionali. Richiamandosi ai dettati deontologici presenti nella Carta dei doveri del giornalista, con particolare riguardo al dovere fondamentale dirispettare la persona e la sua dignità e di non discriminare nessuno per razza, religione, sesso, condizioni fisiche e mentali e opinioni politiche, riafferma il criterio deontologico fondamentale del “rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati” contenuto nell’articolo 2 della legge istitutiva dell’Ordine nonché i principi fissati dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dal Patto internazionale Onu sui diritti civili e politici e dalle Costituzioni italiana ed europea.
Consapevole che il diritto all’informazione può trovare dei limiti quando venga in conflitto con i diritti dei soggetti bisognosi di una tutela privilegiata, fermo restando il diritto di cronaca in ordine ai fatti e alle responsabilità, invita a osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i cittadini privati della libertà o in quella fase estremamente difficile e problematica del reinserimento nella società.



martedì 7 maggio 2013

Per un paio di ore in carcere - Antonella Cavallo

Incontro del 9 aprile, 2013 Milano Casa circondariale San Vittore
Considerazioni di Antonella Cavallo (vai QUI per il resoconto)
Sono qui, nel tepore della mia casa-bomboniera a raccogliere le emozioni di questa giornata particolare, reduce da un appuntamento così fortemente voluto. Sono stata a San Vittore, al reparto femminile, privilegiato, come viene definito dai più... Tutto è cominciato dal mio desiderio di far avere qualche copia del mio romanzo alla biblioteca del carcere e da lì, la proposta di fare un incontro con le detenute e parlarne con loro. La prospettiva era un pubblico di tre quattro persone, per me era uguale, ne avrei parlato anche con una sola. Oltrepassiamo il primo cancello, poi un secondo, saliamo un paio di rampe che danno sul cortile dove delle figure sostano, passeggiano, fumano... Una porta con una fessura, un campanello, due occhi che scrutano, il clangore della serratura, porte che si aprono per richiudersi dietro l'ultimo tallone. Ci chiedono se vogliamo una guardia che ci scorti fino in biblioteca, la psicologa conosce bene la strada e ci conduce al nostro appuntamento. Entriamo nella biblioteca, è accogliente ci sono un paio di tavoli rotondi con delle sedie attorno e alcune file di sedute per le spettatrici. Che non ci sono. 


mercoledì 1 maggio 2013

Dario Crapanzano presenta Il giallo di via Tadino.

Incontro del 15 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Dario Crapanzano racconta la vecchia Milano del sanguis e del bianco spruzzato. 
Dario Crapanzano, Azalen Tomaselli, Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Una pioggia fitta e insistente, strade lucide e muri dei palazzi anch’essi umidi con l’acqua che scende a ruscelli, pozzanghere qua e là. Azalen entra al solito bar per incontrare Dario Crapanzano. Si varca il portone e si supera la trafila dei cancelli. Poche parole e poi è lui a raccontarsi. Dario è un uomo vivace con due mobili occhi azzurri che svirgolano da ogni parte. "Sono nato a Milano in una casa di ringhiera e ho studiato nonostante non fossi ricco poi ho lavorato per una casa editrice e in pubblicità". Un guizzo si accende mentre dipana i suoi ricordi di una Milano lontana: l’Accademia d’arte drammatica, in via Filodrammatici,  l’amicizia con Mariangela Melato, e il bar Jamaica che inizialmente si chiamava Ponte di Brera. E ancora il ricordo di Mamma Lina che dava da mangiare a tutti, di un ristorante in via Fiori Chiari gestito dalle sorelle Pirovini che al Kodra, un albanese con otto mogli avevano detto: "Ti cancello tutti i debiti se ti converti al Cristianesimo!" Ancora l’esperienza artistica del Trebbo poetico di Toni Comello, con il ricordo dell’allestimento della spettacolo nella bellissima piazza di Vigevano. Infine la memoria rimbalza al suo passato e alla nonna, colpita dalla polio, figlia di contadini del Pavese venuta a Milano a dodici anni per lavorare. Rimasta vedova (il marito era morto in guerra) ha tirato su i due figli lavorando in un’azienda farmaceutica. Ha imparato a leggere e a scrivere da sola. Azalen chiede a Dario di parlare del commissario Arrigoni (protagonista dei suoi romanzi).