mercoledì 26 febbraio 2014

Raccontarsi fa bene.

Incontro del 20 gennaio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Quando si pensa alla propria vita si dice sempre la verità.
Leandro Gennari, Iginia Busisi Scaglia, Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin Simon Pietro De Domenico con le persone detenute.
Oggi sotto un cielo livido che incappuccia la città la troupe del Libroforum varca il portone di San Vittore. La poetessa Iginia Busisi Scaglia e il chirurgo scrittore Leandro Gennari si ritrovano con Simone, Azalen e Giorgio Cesati Cassin per incontrare i partecipanti del sesto secondo. La lettura del resoconto apre come al solito il dialogo, avviando un confronto sul perché di attività come leggere e lo scrivere, non connesse a un risultato pratico. 

Iginia porta l'argomento della quantità di vocaboli che compongono la nostra lingua, chi ne usa 700 e chi 1000 lasciando intuire il seguito del suo ragionamento. Giorgio chiama in causa le sinapsi, che si attivano quando ci si cimenta in cose nuove. Gio sostiene che leggere rende partecipi di vite e offre l'opportunità di estraniarsi. 

E' Leandro però che assegna alla lettura un compito introspettivo e avverte che quando uno pensa alla propria vita dice sempre la verità e non è colpevolezza cercare di difendersi. “Scrivere è un atto di sincerità, una specie di confessione a se stessi, uno non può mentire a se stesso...anche se non è un letterato fa trapelare la propria vita vera.” Esorta quindi i partecipanti a scrivere la propria storia e a leggerla come un romanzo per scandagliare dove c'è stato un torto, dove una difesa, dove l'autoaccusa, perché – sottolinea - è un atto liberatorio...

Un partecipante commenta: “Sono nato, morto nato e sto proseguendo” alludendo alla sua autobiografia. “L'ho iniziata sei anni fa, ci sono cose che lasci, perdi, quelle che ti hanno condannato a agire in un certo modo; quando scrivi sei sereno con te stesso, ma nel mio caso è stata una sofferenza.” 

martedì 25 febbraio 2014

Come una pianta

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Come una pianta
di Gio

Come una pianta ha bisogno ogni giorno di essere innaffiata, anche io ho bisogno del tuo affetto. 

Mi basta sapere che tu pensi a me, per nutrirmi di te, mi basta sapere che come l'acqua penetra nelle radici di un fiore, i tuoi pensieri penetrano in me, il tuo re.

Le mie lacrime si trasformano in speranza, che un giorno potremo riabbracciarci.

Gio

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

domenica 23 febbraio 2014

I guardiani della sogliola a San vittore

Incontro del 16 dicembre 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Un romanzo collettivo anche al sesto secondo.
Giorgio Cesati Cassin con le persone detenute.
Il cielo grigio copre la città, sferzata da una pioggia insistente. Giorgio, nella mattinata, è avvisato  che dovrà recarsi da solo all'incontro del Libroforum, dal momento che Simone non ha  il suo pass, dimenticato in una borsa, in viaggio verso la Sicilia.  A seguito di questo, Simone non potrà esserci perché non ha  ricevuto il consenso per l'ingresso. Giorgio, espletate le rituali procedure, giunge al sesto secondo dove è atteso dai partecipanti al Libroforum. 

Nella settimana ci sono stati alcuni trasferimenti e qualche partecipante è malato e mancante all'appello. Giorgio, la settimana scorsa ha distribuito alcune copie del suo ultimo romanzo I guardiani della sogliola, (vedi incontro QUI) opera parodistica che in modo bonario ricalca l'intreccio del libro I guardiani della soglia (Edizione Sperling & Kupfer), scritto, dal figlio di Giorgio, Marco Cesati Cassin (già intervenuto a un incontro del Libroforum - vedi QUI). Il libro di Giorgio è costituito da due episodi, e, in accordo con gli altri moderatori del gruppo del Libroforum, ha proposto di scrivere il terzo episodio con l'aiuto dei partecipanti. Il protagonista infatti, in seguito ad alcuni comportamenti illeciti, finirà a San Vittore. 

Giorgio spiega che d'ora in avanti gli stessi detenuti potranno partecipare alla scrittura, inventando un personaggio che faranno interagire con il protagonista dei precedenti episodi, Metamorfo-Metafisto. Una volta costruito l'intreccio, mettendo a frutto le idee che nascono nel gruppo, si potrà passare a una stesura collettiva della storia, che si svilupperà grazie al lavoro comune.  

Dignità

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Dignità
di Baker

Non sai cosa fare, non sai cosa pensare, ti senti solo e anche isolato ma per questo non dar tutto per scontato.

Continua a sperare, continua a sognare.

Perché qui dentro tutto ti possono portare via, dalle cose materiali alla libertà.

Ma se sarai forte, non ti potranno.

Mai togliere la tua libertà.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

Principessa

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Principessa
di Gio

Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? 
Ma la mia Principessa, che sempre più bella è diventata con i suoi occhioni neri e espressivi dalla foto mi guarda e sembra che un bacio mi mandi.

Il tuo Principe Azzuro arriverà un giorno, da te indecisa su cosa fare, se tuo padre lasciare. Ma sappi, figlia mia, il volo devi spiccare e come una bianca colomba devi volare e la tua famiglia devi formare.

Ma sappi, io sarò sempre il tuo Re che vive solo per te.

Gio

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

giovedì 20 febbraio 2014

I guardiani della sogliola

Incontro del 13 gennaio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Giorgio Cesati presenta la sua ultima fatica letteraria e propone di completarla con le persone detenute.
Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin Simon Pietro De Domenico con le persone detenute.
Il tempo piovoso stende sulla città un velo di malinconia. Azalen, Simone e Giorgio Cesati Cassin salgono al sesto secondo, dove sono attesi dai partecipanti. Giorgio ha con sé il suo ultimo romanzo I guardiani della sogliola e lancia la proposta di proseguirne la scrittura (con un terzo episodio) insieme a chi tra loro desideri parteciparvi. In sintonia con quanto facciamo al reparto femminile con il progetto Parole in Libertà (vedi QUI).  La sua idea è che Metafisto, il protagonista, per alcune sue malefatte, venga arrestato e tradotto nella casa circondariale di San Vittore. Qui incontra tutti i componenti del gruppo. 

Chiarito l'incipit del terzo episodio, racconta come gli sia cresciuta dentro la passione per lo scrivere: “Dopo il pensionamento del '98, la scrittura è divenuta il luogo nel quale la fantasia poteva entrare con impeto e mi faceva uscire dalla realtà, spesso penosa”. Nel parlare della scrittura mostra compiaciuto l'ultima fatica letteraria, spiegando che si tratta di un testo satirico su un personaggio che sapeva trasformarsi. 

Il protagonista, Metamorfo è infatti un mutante che prende nel secondo episodio di questa progettata trilogia il nome allusivo di Metafisto e che nell'ultimo episodio si chiamerà Metacristo, con allusione alle Metamorfosi di Ovidio, al Faust di Goethe e infine al Conte di Montecristo di Dumas. Qualche partecipante domanda interdetto se il personaggio piombi proprio a San Vittore, e all'assenso di Giorgio, si dichiara disposto a interagire con lui. 

Giorgio racconta come l'intreccio gli sia balenato, senza un piano o un'idea definiti, avendo trovato soltanto in corso d'opera il filo della matassa. Le osservazioni sulla composizione di un romanzo si confondono, nelle sue parole, con frammenti di storia personale, dando la ricetta della scrittura di Giorgio Cesati Cassin, fatta di vari ingredienti: dal senso di solitudine, sebbene sia padre di ben quattro figli e abbia una moglie che però lavora, al gatto, suo affezionato interlocutore in giornate un po' vuote, al decisivo elemento catartico… la fuga dalla noia per mettere le ali alla fantasia. 

mercoledì 12 febbraio 2014

Dono di Dio

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Dono di Dio
di Gio

Notte, sei tornata e nel buio ti ho apprezzata, questa volta cosa mi hai portato? Sogni, realtà non vedute che scorrono veloci come un film in bianco e nero. Movimenti lenti e sussultori che la mia mente fanno scappare verso lidi da ritrovare. Emozioni, vanità, cose da cui adesso devo scappare e un contesto che non posso apprezzare. In un barlume di lucidità, all'udienza mi hai fatto pensare, senza per questo con la mia mente viaggiare. Londra che doveva arrivare, un imprevisto ha fatto scappare. Io allungo la mano per prenderti, ma tu nella nebbia sparisci, con un soave suono di cornamusa, che all'Alaska mi fa pensare... 
Freddo, ghiaccio, banchisa polare, ma dal freddo al mio cuore voglio tornare, che batte, sussulta, anche se è acciaccato. Dalla Principessa vuole andare, anche se la Giustizia bisogna aspettare. Amore, sei un dono di Dio, e Dio devo pregare, come un Padre lo devo implorare perché adesso la mia vita posso cambiare e da te io voglio tornare. Vita, luce, tu sei per me. Illuminami il cammino come una lampada i miei passi e riportami nel sentiero della vita. Aspetta, notte. Non andare, fammela salutare. Da te questa notte voglio tornare, per sognare. Torna, notte, torna.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

lunedì 10 febbraio 2014

Creazione

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Creazione
di Gio

Sole, con i tuoi raggi scaldi il mare, l'aria e la natura fai germogliare. Nel tuo nucleo, scoppi con un'energia che supera quella di Hiroshima. 
Solo che essa, morte e danni ha causato, mentre tu con il tuo calore porti la vita. Sei potente e con la luna fate parte del creato.
Gira, gira, ma non vi incontrate. 

Tu Luna, le maree hai sollevato e dall'alto la terra hai guardato. Su di te l'uomo si è posato ma non ha trovato niente, solo terra, crateri e neanche la gravità e l'acqua per poterti abitare. E quindi sulla Terra bisogna stare.

La Terra: il posto più bello dell'universo dove è possibile abitare insieme alla mia principessa e la felicità apprezzare.

Gio

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.