domenica 21 aprile 2013

Parole in libertà

Incontro del 9 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Primo incontro del progetto Parole in Libertà 
Sonja Radaelli, Antonella Cavallo, Lorenzo Lossani, Davide Radaelli, Lorenzo Beilin, Azalen Tomaselli 
Simon Pietro De Domenico con le detenute.
Il resoconto di oggi non è su un incontro al sesto secondo ma su un incontro al femminile.

Oggi, infatti, si inaugura il progetto Parole in libertà, che sostituisce al femminile il nostro vecchio progetto Ascolto e confronto. Nella nuova formula, che ricalca il Libroforum, si vogliono gettare dei ponti immaginari tra il dentro e il fuori, proponendo degli incontri tra persone che operano nel campo dell'arte e della creatività e le detenute. Lo scopo è  di favorire lo scambio, l'elaborazione di testi e la riflessività, senza trascurare la possibilità di condividere momenti di svago e di gioco. Vogliamo aiutare (e aiutarci) a approdare a una maggiore comprensione della nostra vita, delle nostre scelte e delle direzioni che intendiamo intraprendere, ma vogliamo anche divertirci e trascorrere insieme momenti di lieta "evasione".

In questo nostro progetto abbiamo trovato la convinta partecipazione delle scrittrici Antonella Cavallo e Sonja Radaelli, con le quali abbiamo organizzato il primo incontro.


martedì 16 aprile 2013

Oreste Pivetta racconta Franco Basaglia

Incontro del 8 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Oreste Pivetta presenta il libro Franco Basaglia il dottore dei matti 
Oreste Pivetta, Azalen Tomaselli, Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Milano è sferzata da una pioggia insistente, il cielo è una cupa distesa grigia che si confonde con l’asfalto della strada battuta dal traffico. Oreste Pivetta aspetta davanti il bar di via degli Olivetani. E’ senza ombrello. Ha dato un solo elemento segnaletico per farsi riconoscere: "sono senza capelli", ma è facile individuarlo, nonostante si ripari con il berretto di lana nell’andirivieni dell’ora di punta, per l’aria di quello che non ha fretta e ha il gusto di osservare ciò che gli gira intorno. Insieme il gruppo varca il portone di San Vittore. Al sesto qualcuno è andato all’aria, nonostante la pioggia, qualcuno prende una pausa dal corso precedente fumando nel corridoio. Animabella si appropria della chitarra nell’attesa e strappa qualche nota. E’ Zero a rivolgere la prima domanda all’ospite: “Qual è il lavoro della sua vita e la sua passione?”. L’ospite spennella con garbo la sua biografia con pochi colpi. “Sono nato da una famiglia povera del Friuli, mio padre era un falegname, aveva come titolo di studio la terza elementare ma aveva l’ambizione di farmi studiare. Uno dei miei primi lavori è stato quello di giornalista e ho cominciato da abusivo, poi sono andato all’università e ho iniziato a lavorare in un’agenzia di stampa sportiva. Scrivevo i pezzi per i giornali di provincia, con me c’era Maurizio Cucchi (autore di Il disperso) che è diventato un poeta di valore della scuola milanese". Snocciola altri nomi Pontiggia, Neri, Sereni e precisa: Milano è stata la culla di molti poeti. Poi Oreste Pivetta parla con orgoglio del suo giornale l’Unità, in cui ha lavorato per 40 anni, a partire dai tempi di Enrico Berlinguer. Traccia per l’uditorio una breve storia dell’organo del PCI, fondato nel 1924 da Antonio Gramsci e pubblicato clandestinamente durante il Fascismo, molti giornalisti finirono a Auschwitz, dice. Durante gli scioperi del ’43 – nati dalla fame - in uno dei reparti della Fiat Mirafiori a Torino, L’Unità uscì invitando gli operai a scioperare e accelerò la caduta del regime. Dopo questa breve carrellata sui suoi esordi nel giornalismo. Oreste Pivetta passa a parlare delle ragioni che lo hanno spinto a scrivere una biografia su Franco Basaglia: Franco Basaglia Il dottore dei matti, pubblicata da Dalai editore nella collana I Saggi


sabato 6 aprile 2013

Raggio numero sei di Federico Riccardo Chendi

Durante l'incontro del 19 novembre 2012 Federico Riccardo Chendi ha promesso ai detenuti che avrebbe scritto un testo sulla sua esperienza in carcere. Questo scritto è stato letto durante l'incontro del 14 marzo 2013


venerdì 5 aprile 2013

Giancarlo Pontiggia e Il respiro del mondo

Incontro del 25 marzo 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Giancarlo Pontiggia ascolta la radio che trasmette le canzoni dei detenuti 
Giancarlo Pontiggia, Azalen Tomaselli, Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Un arabesco di fitte nuvole sorvola la città. Nell’aria un chiarore grigio e monotono richiama le atmosfere di vecchi film di Renoir. Giancarlo Pontiggia varca con Azalen il portone di San Vittore per unirsi a Simone già in matricola. Al sesto, l’aula-cella è impegnata, ma si entra puntualmente in attesa che giungano i partecipanti. Arrivano solo in quattro, molti sono malati o all’aria - riferisce con aria da cospiratore - il bibliotecario. Come di rito, Azalen legge il resoconto. Al termine, commentandolo, Giancarlo Pontiggia lo paragona al suono gracchiante della radio che ascoltava di notte, quando era ancora un ragazzo, e essendo figlio unico, passava molte ore da solo. In quelle voci che si inanellavano misteriosamente spiega di avere individuato il primo sintomo di una vocazione poetica dispiegatasi con il tempo: ”La poesia è nata per me dal fascino di quelle voci straniere piene di verità, intervallate da musiche di vario tipo.. di quei mondi di cui non sapremo mai niente, un immenso di cieli e di terre” che mi hanno suggerito “la voglia di scrivere e pensare”, precisa. 


lunedì 25 marzo 2013

Quante sono le verità?

Incontro del 18 marzo 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
I fratelli Cesati raccontano due verità su uno stesso episodio
Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin, Alberto Cesati, Iginia Busisi scaglia e Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Tetti spruzzati di neve in questa giornata di marzo, uggiosa. Azalen e Simone scorgono in lontananza Iginia Busisi a attenderli davanti il bar di via Olivetani, ha una sporta con le poesie in fotocopia e le gazzette sportive. Varcato il pesante portone, quando giungono al sesto trovano i “lavori avviati”. I due fratelli Giorgio Cesati Cassin e Alberto Cesati sono intenti a presentare le loro due versioni di un medesimo episodio d’ infanzia. La lettura canonica del resoconto, interrompe l’amena presentazione di questo ricordo. E’ Giorgio al termine della lettura a leggere da Fumo dagli occhi il capitolo che riporta la storia della morte di Gin, la sua adorata cagnetta. Il racconto risale agli anni della guerra, quando la famiglia Cesati lascia Milano per trasferirsi in campagna. Qui si sviluppa la penosa vicenda. Gin, ritrovata moribonda per avere mangiato il boccone della volpe, (che i contadini lasciavano nei campi per combattere le razzie provocate da questi animali), viene finita con un colpo di pistola. L’accaduto, declinato in due differenti versioni nei testi dei due autori, incuriosisce l’uditorio. E' possibile che lo stesso episodio abbia per i suoi protagonisti due verità diverse?

venerdì 22 marzo 2013

Piogerella di marzo

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Pioggerella di marzo
di Iena

Pioggerella di marzo
Che cadi leggera sui tetti
Tintinnii argentini
E mi riporti alle poesie dell’infanzia
Infanzia segreta
Infanzia violata
Ma oggi mi appari sporca e fastidiosa
Mi togli l’aria
La mia aria preziosa
E i miei cinque chilometri di ossessivo girare
Come un criceto
Un criceto in gabbia
E ti vedo
Che scorri sui muri
Sui tetti
Sui sacchi di monnezza lucidi e neri
Per lavare i peccati del mondo
Ma non basti
Sei un fastidio e basta
Sei sporco di fiati
Di smog
E di pensieri
Sei sporca
Cadi gravosa
E ti perdi in rivoli neri
Ci vuole un diluvio, un diluvio d’amore
Per lavare la pena
Annegare il maligno
E, dopo, forse,
tornerà il sole anche nel mio piccolo spicchio di cielo
anche fra le sbarre che mi imprigionano il cuore.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.

L'immagine di Zero

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

L'immagine di Zero
di Zero

Zero ci tiene a lasciare un’immagine che lo identifichi. A proposito dello spirito positivo, “quieto e mite”, e di chi è “freddo di spirito”, in questo contesto. Sebbene spinti a fare e a dire le cose in un certo modo si può essere lo stesso premurosi, miti e generosi, pronti a perdonare. In questo caso posso domandarmi: Che genere di persona manifesto di essere? In un campo di girasoli, ogni fiore contribuisce con i suoi colori alla bellezza del quadro d’insieme; ognuno di noi dovrebbe sforzarsi di essere come uno di quei girasoli e uscire da questo contesto, il più brillantemente possibile. Con piccoli gesti di nobile cortesia si palesa in frasi molto comuni del tipo: “Non accetto che mi si dica cosa fare” o “Fai valere i tuoi diritti” Dove sono gelosia e contenzione, là è disordine, e ogni cosa è vile. Ma la sapienza dell’altro è prima di tutto pacifica, ragionevole, senza parziali distinzioni, senza ipocrisia. Anche la giustizia deve essere promossa pacificamente.

* Il nome dell'autore detenuto è di fantasia. Il testo qui riportato non è una trascrizione fedele ma è frutto di una personale e approssimata rielaborazione del testo originale letto dall'autore durante i nostri incontri.