martedì 9 luglio 2013

Paolo Berizzi Tira dritto

Incontro del 17 giugno 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
La droga non fa figo, è da sfigati!
Paolo Berizzi, Azalen Tomaselli e Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Oggi il caldo torrido si è infiltrato anche tra le mura spesse di San Vittore. Paolo Berizzi, scrittore e giornalista si racconta a un pubblico “ristretto”, dal momento che i partecipanti sono quasi tutti all’aria e molti di loro sono stati trasferiti in altri istituti di pena. Simone appoggia la chitarra che non porteremo più dal momento che il nostro “strimpellatore” non parteciperà d’ora in avanti alle nostre chiacchierate attorno a un libro. Azalen accenna alla velatura di tristezza che accompagna queste separazioni improvvise. Poi è Paolo Berizzi a riprendere il filo narrando la sua storia di testimone e cronista del suo tempo. Inizia con l’accennare a alcune delle inchieste condotte e divenute libri come Bande nere, Bompiani, 2009, sulle bande nazifasciste. L’argomento suscita un dibattito per il riferimento a un articolo su una festa privata (un raduno di ca. 600 giovani aderenti a movimenti di estrema destra) tenuta alla periferia di Milano. Si chiede quanto questo possa diventare elemento attinente all’ordine pubblico. Simone domanda se il reato di apologia del fascismo sia conciliabile con il diritto alla libertà di opinione. Iena denuncia, a sua volta, la confusione, a livello mediatico, che si fa tra fenomeni diversi, bisognerebbe battere sulle distinzioni per un’informazione corretta. 


Paolo Berizzi ribadisce il dovere di cronaca, sostenendo che questi gruppi danno addosso a tutte le minoranze e discendono per ideologia dalle costole dei Ku Klux Klan, gruppi sorti e sviluppatisi negli Stati Uniti, che propugnano alcuni ideali discriminatori come: la superiorità della razza bianca, l’antisemitismo, l’anticattolicesimo e l’anticomunismo. In Italia sono organizzati attraverso un network che fa propaganda nazista e sono accomunati dall’odio verso il diverso. Iena ribatte sulla estraneità di questi gruppi alle ideologie di destra di cui si appropriano per appartenere a una massa che fa uso della violenza. L’ospite replica che il confine è molto sottile e che coesistono elementi duri e altri che imitano e si accodano portando l’esempio della violenza negli stadi in cui su 75 curve, 60 ca. sono di estrema destra. Dopo un accenno alla Shoah, il genocidio degli ebrei, perpetrato dalla Germania nazista, si ricorda la legge Mancino, del 1993, in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa, per la repressione dei crimini d’odio. Legge che condanna gesti, azioni e slogan, oltre all’ostentazione di simboli ispirati a movimenti nazifascisti. 

Paolo Berizzi racconta poi la sua inchiesta sui lavoratori clandestini, condotta dopo avere egli stesso finto di essere un italiano che faceva traslochi, sfociata nella pubblicazione di Morte a 3 euro. Nuovi schiavi nell’Italia del lavoro (2008), edizione Baldi Castoldi. Il libro disegna una mappa di tutte le sacche del lavoro nero nel nostro paese, soffermandosi sul fenomeno del caporalato, esercitato anche dai lavoratori affrancati. 

Infine parla di La Bamba, edizione Baldini e Castoldi, scritto in collaborazione con Antonello Zappadu (www.zappadu.com), il fotoreporter che ha dato inizio ai processi contro Berlusconi, scattando le fotografie degli ospiti di Villa Certosa. Il libro segue tutta la filiera della droga dalle coltivazioni clandestine nelle foreste Putumajo, in Colombia, ai laboratori clandestini dove viene lavorata con benzina, acido solforico, calce viva, trasformata in una fanghiglia (la base) e poi in polvere e poi imbarcata in grandi container con altre merci, venduta e consegnata fino a arrivare al grande naso di Milano, una delle piazze di spaccio e consumo, in Europa. 

Parla il giornalista del riciclaggio nelle grandi banche Usa e europee e del clamoroso fallimento dell’offensiva per debellare il fenomeno (delle 950 tonnellate 50% è destinata agli USA e 50 % va all’Europa e ai nuovi mercati di Cina, India e Giappone). Merce che viene trasferita e mimetizzata in mille modi sotto il controllo incrociato dei narcotrafficanti e dei narcoproduttori e della polizia, esecito e reparti speciali, in una sfida senza esclusione di colpi. Chi sgarra è una testa mozza. I guerriglieri fanno da cerniera tra i produttori e il narcotrafficante. 

In Italia 'ndrangheta, mafia, camorra, clan balcanici, mafia russa partecipano alla partita con una complessa organizzazione a piramide in cui ci sono i vertici, i gerarchi, i colonnelli e i cavallini. A Milano, però lui dice, vige un regime di liberismo e chiunque può fare il cavallo. L’uso della cocaina riguarda tutte le categorie, è come il doping, serve a rendere di più sul lavoro, possiamo trovare piloti d’aero, professionisti, muratori cottimisti, giornalisti etc. 

Paolo Berizzi racconta a questo punto di TIRADRITTO (www.tiradritto.orgil progetto che sta realizzando con scrittori, cantanti, ballerini, gente dello spettacolo e consistente nell’occupare i fortini dello spaccio per lanciare un messaggio: "La droga non fa figo è da sfigati". La droga frutta 500.000 euro al giorno. La sfida è difficile, parla delle prossime tappe: San Patrignano e poi altre piazze, in un itinerario in cui lui è il capofila. Poi il discorso cade sul carcere e il giornalista ascolta i detenuti, è un momento di calda commozione e confronto sul senso sulla reclusione, quando diventa inconciliabile con la dignità e la prospettiva di un riscatto. I saluti concludono come sempre l’incontro.

* I nomi dei detenuti sono di fantasia  

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