Incontro del 14 ottobre 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.
La gioia di vivere è anche saper fare tesoro delle esperienze negative.
Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin e Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Oggi sul cielo si stende una trama di nuvole grigie, che pervade di malinconia. Al sesto secondo Giorgio, Simone e Azalen trovano il piccolo gruppo del Libroforum. Qualcuno è nuovo e si presenta, entrando. Gio informa che Zero mancherà perché si è iscritto a un altro corso. Si parla dei corsi considerati più utili e viene fuori l'esigenza di avere conoscenze sulle norme di legge, sul diritto. Simone precisa: "anche sui diritti dei detenuti", riscuotendo il consenso dei presenti. Poi si riprende un argomento che era stato già in parte discusso, durante l'ultimo incontro : “come ottenere il rispetto per garantire una serena convivenza e, soprattutto, come non reagire alle provocazioni?"
Un detenuto afferma che anche la sopportazione ha dei limiti, oltrepassati i quali, si perde il controllo, racconta di una sua esperienza con un compagno di cella. Giorgio dice di sé: “Sono reattivo alle ingiustizie, però faccio le rimostranze e non reagisco” Sottintende che si possono fare valere le proprie ragioni senza trascendere e senza ricorrere all'uso della violenza. Poi sembra interrogarsi. Cosa conviene fare di fronte alla iattanza di chi vuole esercitare il proprio dominio? La sua ricetta non è preconfezionata, ci sono vari modi. Lui evita una reazione simmetrica “distraendo la mente; la scrittura", precisa "è una fuga". Poi scherza: “ Quando ho finito di scrivere, soffro di crisi post partum, mi sento vuoto, non ho la montata lattea, sono in attesa di un'idea perché per me la scrittura è una salvezza”. Qualcuno dei partecipanti rileva che in carcere i rapporti non sono paritari e il detenuto è visto come un mostro. Giorgio allora tira fuori un articolo apparso sul Corriere, chedendo se le situazioni descritte corrispondano alla effettiva realtà del sesto secondo. L'articolo è stato mandato al giornale da un ex imprenditore, vittima di un errore giudiziario (processato in contumacia per bancarotta fraudolenta, pare per un difetto di notifica), reduce da un soggiorno di quaranta giorni nelle patrie galere.