Iginia Busisi Scaglia presenta alcune sue poesie tratte da Sfogliando un girasole
Iginia Busisi Scaglia, Azalen Tomaselli e Simon Pietro De Domenico con i detenuti
Oggi Milano si sveglia sotto un sole tiepido che dardeggia sulla città. Molti partecipanti sono all’aria per godere di quest’ultimo scampolo di tepore estivo.. Di turno c’è Iginia Busisi Scaglia. Al sesto secondo ci attende una cella vuota perché la “stanzetta” è occupata. Sotto il nostro sguardo ci sono pareti scrostate, una porta che dà sulla latrina, una finestra con sbarre e in un angolo alcune sedie impilate che i partecipanti si affrettano a disporre in cerchio. Un agente avverte che gli altri corsisti hanno preferito andare all’aria. Iginia consegna i fogli spillati con le sue poesie. La sua bella voce introduce il tema della calma e della serenità che contrasta con lo squallore e la miseria della cella vuota e con le facce tristi del gruppo riunito. La ricerca della pace è un’aspirazione che ci accomuna, esordisce la poetessa, le stesse religioni il buddismo, i monaci tibetani, l’induismo, i benedettini aspirano ciascuno a proprio modo alla pace perfetta. Perché in ogni cuore con il bene c’è una continua ricerca di pace e infinito; anche nelle tribù primitive c’è un feticcio, un totem, un’aspirazione a un non finito che non vediamo ma di cui intuiamo l’esistenza. La lettura de L’Infinito di Leopardi e di una sua lirica intitolata Infinitino, fa da corollario alle sue parole semplici: Iginia Busisi Scaglia, Azalen Tomaselli e Simon Pietro De Domenico con i detenuti
Sempre cara mi fu questa finestra che lascia andar per tetti gli occhi miei/ e questo muro che per una parte/ nasconde le immondizie nel cortile/ e questo cielo che non cambia mai/ perché il fumo lo rende sempre uguale …