lunedì 29 ottobre 2012

Pace e Poesia

Incontro del 22 ottobre 2012 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Iginia Busisi Scaglia presenta alcune sue poesie tratte da Sfogliando un girasole
Iginia Busisi Scaglia, Azalen Tomaselli e Simon Pietro De Domenico con i detenuti
Oggi Milano si sveglia sotto un sole tiepido che dardeggia sulla città. Molti partecipanti sono all’aria per godere di quest’ultimo scampolo di tepore estivo.. Di turno c’è Iginia Busisi Scaglia. Al sesto secondo ci attende una cella vuota perché la “stanzetta” è occupata. Sotto il nostro sguardo ci sono pareti scrostate, una porta che dà sulla latrina, una finestra con sbarre e in un angolo alcune sedie impilate che i partecipanti si affrettano a disporre in cerchio. Un agente avverte che gli altri corsisti hanno preferito andare all’aria. Iginia consegna i fogli spillati con le sue poesie. La sua bella voce introduce il tema della calma e della serenità che contrasta con lo squallore e la miseria della cella vuota e con le facce tristi del gruppo riunito. La ricerca della pace è un’aspirazione che ci accomuna, esordisce la poetessa, le stesse religioni il buddismo, i monaci tibetani, l’induismo, i benedettini aspirano ciascuno a proprio modo alla pace perfetta. Perché in ogni cuore con il bene c’è una continua ricerca di pace e infinito; anche nelle tribù primitive c’è un feticcio, un totem, un’aspirazione a un non finito che non vediamo ma di cui intuiamo l’esistenza. La lettura de L’Infinito di Leopardi e di una sua lirica intitolata Infinitino, fa da corollario alle sue parole semplici: 

Sempre cara mi fu questa finestra che lascia andar per tetti gli occhi miei/ e questo muro che per una parte/ nasconde le immondizie nel cortile/ e questo cielo che non cambia mai/ perché il fumo lo rende sempre uguale … 




Simone chiede la parola e lancia una provocazione, domanda ai partecipanti se la ricerca della pace, come sostiene Iginia,  sia connaturata all’uomo. La discussione si infervora. Lozio risponde che religione e pace vanno nella stessa direzione. A Simone che gli chiede che cosa intenda per “religione”, Lozio risponde che il sentimento religioso genera una crescita interiore e dà una direzione, un verso al cammino dell’uomo, ma se si estremizza e si idealizza, la religione degenera e si snatura. Iena prende parte al dibattito e chiede: chi dice che non si possa raggiungere la pace attraverso la guerra? La discussione verte sulle grandi religioni: dall’Islam che propugna la guerra santa al buddismo che mira alla conquista di una felicità interiore e a una sintonia con l’energia dell’ universo. Verte anche sui testi sacri che ci hanno tramandato alcune verità: dal Corano ai vangeli sinottici, di cui si mette in dubbio l’attendibilità storica. Lozio commenta che San Paolo si è allontanato dalle radici ebraiche dentro le quali si era sviluppato l’annuncio di Gesù. Il Cristianesimo di Paolo è una versione trasformata e adattata al culto e alla mentalità del mondo romano. I grandi temi offrono l’occasione per esprimere sentimenti e emozioni. Rivolgendosi a Iena, Lozio gli dice che è depresso ma che gli fa bene parlare per alleggerire il peso che ha dentro. Il binomio pace-guerra rimane al centro del dibattito, facendo da filo conduttore a tutti gli interventi che si intrecciano in una libera polifonia: l’uomo a volte cerca la guerra perché la violenza è inscritta nella natura umana. Il problema è allora come dare forma a questa ricerca di Altro, come eliminare la zavorra dell’animalità, per cercare se stessi. Si può anche andare verso la violenza, si può passare dalla violenza per raggiungere la pace. Simone sostiene che questa carica energetica di violenza è parte necessaria della natura umana, e negarla sarebbe ipocrisia. Contesta il fatto che l'uomo sia alla ricerca di pace, quanto piuttosto di benessere. Afferma che la civiltà sta proprio nel dominare questa parte più istintuale, violenta e egoista che è connaturata a tutti. La religione è stata usata per tarpare le ali al popolo, osserva qualcuno; parlando dell’Islam Lozio sostiene che l’Islam sta vivendo una fase che il Cristianesimo ha già attraversato con le Crociate. Ma Iena sostiene che oggi il cattolicesimo è scaduto a mera religione di stato. Agli argomenti che si accavallano, Iginia risponde riproponendo il nesso tra religione e poesia e parafrasando scherzosamente le parole di Tettamanzi a proposito della farraginosità della giustizia: invece di emanare leggi e leggine, leggetevi i dieci comandamenti! Poi, con un sorriso, commenta: ognuno ci ha il suo, dentro; forse io starò sotto e vi chiederò di darmi da bere! Lozio , a proposito dell’Aldilà, richiama l’eccidio dei catari e l’ordine impartito dal legato pontificio di massacrare indifferentemente eretici e cattolici: Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi. Iginia, assicura i partecipanti che lei viene a San Vittore con il solo intento di portare pace con le sue poesie. La seconda lirica letta da Iginia Piano, piano è quasi un elogio della lentezza. Evoca il tempo che impiegano l’amore e la natura per dispiegarsi e aprirci al senso, all’intelligenza e allo stupore per tutte le cose: 

Amo le cose che vanno piano,/ il fiore che schiude lento/ i petali che volano nel vento./ Gli occhi dei bimbi/che fissano incantati/ e piano piano si accendono di stupore … 

Iena nega che queste parole infondano pace: Io dentro di me ho il caos, la mia preoccupazione non è di evitare badilate di merda, vorrei potere evitare che gli altri si prendano gli schizzi di quello che ho fatto io. L’ultimo a perdonarsi sono io perché devo capire il caos che mi sta lacerando. La rieducazione è una parola vuota, soggiunge, perché non consente di riparare il male che si è commesso, la legge non permette di medicare questa frattura. Simone accenna alla mediazione e spiega che Azalen è una mediatrice penale. Si denuncia - da parte di alcuni partecipanti - il volto della giustizia, intesa come potere che vuole esibire i muscoli e mortifica la dignità. A incontro quasi finito entra Giocadinuovo, che pensava che oggi non si tenesse il Libroforum. Iginia legge ancora due liriche, la prima parla di un cuscino che, come una nuvola grassotta e morbida, dà agio di godere dei colori del cielo, la seconda Preghiera è un’invocazione alla Madre celeste affinché convinca il Figlio a cacciare la sofferenza come ha cacciato i mercanti dal Tempio e a cambiare le lacrime in vino come a Cana ha trasformato l’acqua in vino, così che tutti possano brindare felici. A conclusione Iginia chiede a tutti i partecipanti di scrivere una preghiera, alcuni detenuti accettano volentieri questo "compito". I saluti concludono l’incontro.

* I nomi dei detenuti sono di fantasia

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