Incontro del 25 febbraio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore.
Anche oggi Milano, svegliata sotto un fitto nevischio, riavvia l’allegro tram tran dei giorni feriali. Azalen arriva trafelata all’appuntamento e vede Giorgio che varcata la postazione di controllo sta per sparire oltre il primo cancello. Giunta al sesto, nota l’assenza di Giocadinuovo, trasferito non si sa dove, le dicono. Si avverte un po’ di malinconia per la sua mancanza. Ogni separazione piccola o grande riporta alla mente l’instabilità e la impossibilità di impostare dei rapporti durevoli in un luogo di detenzione, e dà l’impressione di essere atomi in continuo movimento, che si avvicinano e si allontanano trasportati da forze esterne. Il carcere diventa allora il “non luogo” dove i rapporti sono instabili, perché l’esistenza è anch’essa fittizia e provvisoria. Al gruppo si sono aggiunti alcuni nuovi partecipanti. Azalen fa un preambolo sul libroforum, invitando Giorgio a leggere come di consueto il resoconto, mentre Animabella suona la chitarra. Giorgio, prendendo spunto dal testo, esorta a usare la furbizia buona, perché la violenza non paga. I versi della lirica Itaca gli strappano l’esclamazione: “Ognuno di noi deve avere la sua Itaca!”, guardando Antonio che è scoppiato in lacrime, continua: “La sua Itaca è il suo fratello gemello”. Antonio ammette: “Siamo gemelli e io, anche se sono lontano, sento se mio fratello sta male, perché siamo legatissimi”
La poesia è il contrario della retorica e un antidoto al vizio della noia.
Azalen Tomaselli e Giorgio Cesati Cassin con i detenuti.