domenica 10 marzo 2013

Affrontare il presente con gli occhi al futuro

Incontro del 11 febbraio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Giorgio Cesati legge il racconto Di doman non c'è certezza in Carcere.
Giorgio Cesati Cassin con i detenuti.
Scende la neve a larghi fiocchi su Milano. Alle 13 in punto Giorgio entra a San Vittore; le solite procedure, prima di salire al VI raggio secondo. Alle 13.20 Giorgio raggiunge la meta. In attesa di poter accedere alla saletta, dietro le sbarre scorge Antonio e Ivan che lo salutano. Si avvicina e stringe loro la mano; Ivan ha gli occhi rossi, piange, è depresso. Antonio cerca di consolarlo, ma non serve. Ivan ha solo quattro mesi da scontare prima della libertà, tuttavia non sa darsi pace, rifiuta l’aiuto psichiatrico, non assume i farmaci perché teme “l’astinenza” (la dipendenza). Giorgio parla con lui, lo ascolta, il pianto s’arresta quando si avvicina il capoposto; “Non si può sostare davanti alla cella, vicino ai carcerati” dice con tono brusco. Giorgio si allontana, ma fa presente che sono due partecipanti del Libroforum, che fra cinque minuti saranno nuovamente insieme. Il capoposto sostiene che solo in aula è permesso parlare coi detenuti, a debita distanza. Le 13.30, Giorgio entra nella fredda saletta; Iena e Giocadinuovo gli si avvicinano, felici di incontrarlo; cominciano a parlare in attesa che arrivino gli altri. Si fa nuovamente vivo il capoposto: “Non si può stare così vicini a parlare“ brontola. 

sabato 9 marzo 2013

Conversazionalismo

Incontro del 4 febbraio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Giorgio Cesati parla di Conversazionalismo a San Vittore
Giorgio Cesati Cassin con i detenuti.
Giorgio Cesati Cassin varca la porta del carcere ed entra nel regno senza stagioni. E’ solo, senza Simone e Azalen, i suoi angeli custodi, uno in Asia, l’altra quasi in Africa. Un capoposto, troppo solerte, non vuol farlo salire con i due libri che si porta appresso. Giorgio gli fa notare che li ha sempre portati con sé, senza problemi. “Li ho scritti io, non contengono pizzetti, mi servono per il Libroforum”, spiega. Dopo un lungo tergiversare, solo quando apprende che non li lascerà ai detenuti, gli concede di salire al VI raggio secondo. E’ in anticipo, le 13.20. Attende. Nella saletta carcere si siede, mette un tavolino di fronte a sé, vi appoggia i libri. Il primo ad arrivare è Iena, poi Animabella, Giocadinuovo e Nessuno. Altri li raggiungono, Matrix e uno nuovo, che si chiama Antonio: sorride, è giovane, sembra incuriosito. 


giovedì 7 marzo 2013

Davide Rondoni e la poesia per conoscere la vita

Incontro del 28 gennaio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
La poesia è il contrario della retorica e un antidoto al vizio della noia.
Davide Rondoni, Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin e Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Oggi una cappa grigia lievita sulla città. Davide Rondoni avverte che il treno da Bologna è in ritardo. Mentre Simone lo attende all’ingresso, Azalen si avvia per prima, temendo che non vedendo spuntare il Libroforum, alcuni partecipanti vadano all’aria. Dopo un quarto d’ora nell’aula-cella entra sorridente Giorgio Cesati Cassin con il pass fiammante in bella mostra. E’ stato trattenuto per le procedure burocratiche - si giustifica - e per di più redarguito dall’agente perché la foto del pass, risalente a una decina di anni addietro, non sarebbe “regolare”. In effetti, il signore dagli occhi cerulei, che guarda dalla fototessera, è più giovane, ma è senza ombra di dubbio proprio lui! Giorgio, dopo qualche commento scherzoso, comunica che vorrebbe invitare il fratello, scrittore anche lui, per parlare della verità. Spiega che sono stati entrambi testimoni di un fatto, ma che ciascuno sostiene una propria versione disidentica, e accusa l’altro di sbagliarsi o di non ricordare. Poi, lo stesso Giorgio promette di leggere alcune sue poesie, di cui una “sull’ecoscandaglio che importuna la creatura che cresce”. Mentre si argomenta intorno a parti distocici e all’aumento esagerato di parti cesarei, (per questioni di cassa e per imperizia degli ostetrici più che per necessità) finalmente entrano Simone e Davide Rondoni. Azalen inizia col dire: “Davide Rondoni è un poeta laureato”, ma l'ospite, schermendosi, dichiara che la poesia non si presta ai discorsi retorici, poi condividendo il disappunto di Simone, riguardo agli intoppi burocratici (non si trovava l’autorizzazione per l’ingresso) commenta: “la poesia è il contrario della retorica, è un’arte sintetica, come un gesto”. 

mercoledì 30 gennaio 2013

Franco Loi e la poesia per conoscere se stessi

Incontro del 21 gennaio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Franco Loi festeggia il suo ottantatreesimo compleanno con i detenuti di San Vittore.
Franco Loi, Iginia Busisi Scaglia, Giacomo Scaglia, Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin e Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Milano è in una bolla grigia, l’aria è fredda. Al bar Azalen trova Iginia con Giacomo Scaglia, poi sopraggiungono Franco Loi, un signore gentile, e Giorgio Cesati Cassin. Assieme varcano il portone di San Vittore. Un agente accompagna al sesto la troupe del Libroforum, dove tutto è predisposto. Simone arriva con leggero ritardo, ha dimenticato la chitarra. La chitarra “scordata” è portata dal deposito e consegnata a Animabella che ne trae come sempre alcune note melanconiche. Dopo la lettura rituale del resoconto (questa volta fatta da Azalen) la parola passa a Franco Loi che esorta i partecipanti a conoscere se stessi (Γνῶθι σεαυτόν). Legge una breve lirica su Dio e aggiunge a commento “Quando si parla di Dio, c’è sempre questo errore, si dice: Lui non si fa conoscere, ma noi cosa sappiamo di noi stessi?” Poi chiarisce: “Pensare se stessi vuol dire stare attenti perché anche l’albero e la pietra emanano delle sensazioni, se andate sulla spiaggia vedete delle donne che raccolgono un sasso e l’accarezzano. Cosa accade dentro di loro?" Prosegue poi con una bordata nei riguardi dei medici che non si occupano dell’anima: “Mi fanno ridere certi medici che quando incontrano il paziente prescrivono la lastra e poi dicono non c’è niente, mentre Ippocrate chiedeva: «Cosa hai sognato questa notte? Hai incontrato uno che ti ha picchiato e era odioso»”. Alla quale Giorgio, rimasto in silenzio, replica: “Io sono uno spirito goliardico, un dissacratore, ma devo dire che oggi Ippocrate perderebbe tutti i pazienti". Poi precisa: “Io, quando avevo un paziente prima lo operavo e dopo mi occupavo dell’anima”. 


venerdì 25 gennaio 2013

Considerazioni di Rosa Gargiulo

Incontro del 14 gennaio, 2013 Milano Casa circondariale San Vittore
Rosa Gargiulo scrive dell'incontro con i detenuti (vai QUI per il resoconto)
Entro, e all'inizio non mi rendo ben conto di dove mi trovo.
Nel primo corridoio che attraverso mi sorprende trovare alle pareti scrostate acquerelli e tavole a tempera, realizzate dai detenuti.
Ed ecco arrivare all'improvviso la consapevolezza... sono in un carcere.
Il corridoio non mi sembra tanto diverso da quello di alcune scuole, giù al sud dove vivo...
"Questo posto è tutto tranne una scuola!" tiene a precisare uno dei partecipanti qualche minuto più tardi, quello che i compagni chiamano "Animabella"!
Passo dopo passo entro nel cuore della struttura, sentendo il mio (di cuore) che batte furiosamente, pulsandomi nelle orecchie...
I cancelli si aprono per richiudersi dietro le mie spalle con un'indifferenza sorda, che a me provoca invece un'ansia mista a curiosità.
E poi, ci sono: sesto raggio.
Celle aperte, i detenuti sono fuori per le ore d'aria.
Cammino lungo il corridoio in cui risuonano voci, risate, battute urlate con irriverente divertimento...



giovedì 24 gennaio 2013

Documentario Articolo 27

Articolo 27: Documentario sulle carceri italiane
un film di Laura Fazzini, Elia Agosti e Luca Gaddini

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Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”, 

con questa citazione del terzo comma dell’art 27, con cui si bandisce ogni trattamento disumano e crudele inizia il film di un viaggio nell’universo carcere visitato con il passo degli osservatori, i registi Laura Fazzini, Elia Agosti e Luca Gaddini che intendono ritrarne aspetti anche inediti e poco conosciuti. Questo, in sintesi, il senso del loro lavoro documentaristico che mette a contatto il cittadino comune con una realtà complessa e sfaccettata come quella carceraria, senza scivolare nella facile retorica o nel pregiudizio. Articolo 27, come precisa Laura Fazzini, è "destinato a informare in primis detenuti e studenti" mettendo a fuoco le contraddizioni di un sistema articolato dove i tentativi di adeguare le condizioni detentive a criteri di rispetto per la dignità umana (art. 27 cost.) convivono con modelli custodialistici e mortificanti (e pertanto criminogeni) di tale dignità. Attraverso le numerose interviste i registi evidenziano il paradosso di un ordinamento penitenziario più indirizzato a esercitare un controllo che a adottare strumenti per inserire o reinserire gli ex detenuti nella società civile. Significativa a questo proposito l’intervista di denuncia dell’effetto a volte peggiorativo e contrario a ogni riscatto sociale della reclusione, nel nostro ordinamento penitenziario. Ciò che emerge è un ritratto poco confortante. 


lunedì 21 gennaio 2013

Cara Jo di Rosa Gargiulo

Incontro del 14 gennaio 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Rosa Gargiulo presenta Cara Jo a San Vittore.
Rosa Gargiulo, Azalen Tomaselli, Giorgio Cesati Cassin e Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Una morsa di aria fredda stringe Milano. Azalen e Simone con Rosa Gargiulo si recano in via degli Olivetani. Qui con Giorgio Cesati Cassin varcano il portone di San Vittore. Superati i primi tre cancelli mentre percorre il lungo corridoio, Rosa, guardando gli acquarelli alle pareti commenta “Sembra una scuola, almeno una delle nostre del Sud, dismesse e cadenti”. Saliti al sesto, prendono posto nella cella, dove, trascorso qualche minuto, arrivano sorridenti e cordiali i partecipanti. Dopo aver presentato Rosa Gargiulo, Simone esordisce con un breve preambolo sui resoconti “lunghi e soporiferi” ma che sono scritti con l’obiettivo di conservare lo storico degli incontri. Iena nota la mancanza di un “guizzo” che li renda più piacevoli. Giocadinuovo osserva che fanno da tramite con l’esterno e comunicano a chi è fuori “Che siamo ancora vivi, abbiamo ancora una voce”. La reclusione isola infatti il detenuto dai suoi affetti, dai legami profondi, spogliandolo del diritto inalienabile di esprimere un pensiero e una volontà autonomi, deprivandolo di una quota di dignità. 

Poi la parola va a Rosa, che si racconta in prima persona con parole semplici e toccanti. Negli occhi scuri ha la luce della sua riviera sorrentina, lo sguardo è diretto, modulato da un’insolita dolcezza. Lavora in un centro per pazienti oncologici dove ascolta storie di paura e di speranza per rendere più umana e più accettabile la sofferenza. C’è un anello con il carcere, dice. Iena conferma: “Siamo pazienti che attendono di essere curati"