martedì 7 maggio 2013

Per un paio di ore in carcere - Antonella Cavallo

Incontro del 9 aprile, 2013 Milano Casa circondariale San Vittore
Considerazioni di Antonella Cavallo (vai QUI per il resoconto)
Sono qui, nel tepore della mia casa-bomboniera a raccogliere le emozioni di questa giornata particolare, reduce da un appuntamento così fortemente voluto. Sono stata a San Vittore, al reparto femminile, privilegiato, come viene definito dai più... Tutto è cominciato dal mio desiderio di far avere qualche copia del mio romanzo alla biblioteca del carcere e da lì, la proposta di fare un incontro con le detenute e parlarne con loro. La prospettiva era un pubblico di tre quattro persone, per me era uguale, ne avrei parlato anche con una sola. Oltrepassiamo il primo cancello, poi un secondo, saliamo un paio di rampe che danno sul cortile dove delle figure sostano, passeggiano, fumano... Una porta con una fessura, un campanello, due occhi che scrutano, il clangore della serratura, porte che si aprono per richiudersi dietro l'ultimo tallone. Ci chiedono se vogliamo una guardia che ci scorti fino in biblioteca, la psicologa conosce bene la strada e ci conduce al nostro appuntamento. Entriamo nella biblioteca, è accogliente ci sono un paio di tavoli rotondi con delle sedie attorno e alcune file di sedute per le spettatrici. Che non ci sono. 


mercoledì 1 maggio 2013

Dario Crapanzano presenta Il giallo di via Tadino.

Incontro del 15 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Dario Crapanzano racconta la vecchia Milano del sanguis e del bianco spruzzato. 
Dario Crapanzano, Azalen Tomaselli, Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Una pioggia fitta e insistente, strade lucide e muri dei palazzi anch’essi umidi con l’acqua che scende a ruscelli, pozzanghere qua e là. Azalen entra al solito bar per incontrare Dario Crapanzano. Si varca il portone e si supera la trafila dei cancelli. Poche parole e poi è lui a raccontarsi. Dario è un uomo vivace con due mobili occhi azzurri che svirgolano da ogni parte. "Sono nato a Milano in una casa di ringhiera e ho studiato nonostante non fossi ricco poi ho lavorato per una casa editrice e in pubblicità". Un guizzo si accende mentre dipana i suoi ricordi di una Milano lontana: l’Accademia d’arte drammatica, in via Filodrammatici,  l’amicizia con Mariangela Melato, e il bar Jamaica che inizialmente si chiamava Ponte di Brera. E ancora il ricordo di Mamma Lina che dava da mangiare a tutti, di un ristorante in via Fiori Chiari gestito dalle sorelle Pirovini che al Kodra, un albanese con otto mogli avevano detto: "Ti cancello tutti i debiti se ti converti al Cristianesimo!" Ancora l’esperienza artistica del Trebbo poetico di Toni Comello, con il ricordo dell’allestimento della spettacolo nella bellissima piazza di Vigevano. Infine la memoria rimbalza al suo passato e alla nonna, colpita dalla polio, figlia di contadini del Pavese venuta a Milano a dodici anni per lavorare. Rimasta vedova (il marito era morto in guerra) ha tirato su i due figli lavorando in un’azienda farmaceutica. Ha imparato a leggere e a scrivere da sola. Azalen chiede a Dario di parlare del commissario Arrigoni (protagonista dei suoi romanzi). 


lunedì 29 aprile 2013

Disegno dei moderatori del Libroforum


PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Disegno dei moderatori del Libroforum
di Zero

Da sinistra: Azalen Tomaselli, Simon Pietro De Domenico e Giorgio Cesati Cassin


domenica 28 aprile 2013

Per un paio di ore in carcere - Sonja Radaelli

Incontro del 9 aprile, 2013 Milano Casa circondariale San Vittore
Considerazioni di Sonja Radaelli (vai QUI per il resoconto)
Amiche in tutto anche quando decidiamo di varcare quella soglia. È il carcere. Io e Antonella partecipiamo a questo progetto voluto fortemente da Simone, un ragazzone alto alto, barba incolta, sguardo penetrante e tanta voglia di “fare qualcosa” qualcosa che possa aiutare a capire, a capirsi, e lo fa nel modo che io più apprezzo: attraverso la letteratura, la poesia, l’incontro, la cultura. In carcere una sola cosa non manca, il tempo. Non so quali aspettative abbiano le donne della sezione femminile, di certo io, Antonella e nostri giovani accompagnatori Davide, Francesco e Lorenzo non ci illudiamo di trovare un pubblico attento, ma siamo pronti a rendere speciale questo tempo che a loro è concesso. Proponiamo il tema delle “scelte”, scelte che determinano a volte anche la vita degli altri, scelte ingiuste, scelte per amore, per dovere o anche la scelta di sbagliare e lo facciamo attraverso i numerosi personaggi de La Pietra dei Sogni, il romanzo di Antonella condito di scelte anche sofferte. Introduce Lorenzo, poi Francesco, con voce profonda e senza incertezze, legge alcune pagine, è la storia di Filippo uno dei protagonisti, una storia forte sotto molti aspetti. Le donne ammutoliscono per qualche istante e si guardano l’un l’altra con aria smarrita. Interviene la psicologa del carcere, poche parole, ma esaustive e da lì parte come d’incanto una bellissima analisi sull’argomento “scelte” ne conoscono tutti gli aspetti, Loro. Noi non giudichiamo non siamo venuti per questo.


venerdì 26 aprile 2013

Lettera di Vera Ambra di Akkuaria

Incontro del 9 aprile, 2013 Milano Casa circondariale San Vittore
Durante il primo incontro del progetto Parole in Libertà viene letta la lettera di Vera Ambra
(vai QUI per il resoconto)
Vera Ambra - fondatrice associazione Akkuaria

Lettera alle detenute di San Vittore:

Carissime,
da piccola, mi hanno insegnato che siamo tutti fratelli e sorelle; a scuola mi hanno insegnato a scrivere sulla lavagna da una parte i buoni e dall'altra i cattivi... Poi invece, ci ha pensato la vita a farmi capire che non tutto il male è male e viceversa. In questo momento vorrei essere presente tra voi e abbracciarvi tutte allo stesso modo e abbracciarvi più forte perché siete state meno fortunate delle altre. 
Prima di tutto, vorrei raccontarvi di un breve episodio della mia vita, questo forse mi permetterà di entrare nel vostro cuore... 


Disegno di campo di girasoli

PAROLE OLTRE - LA VOCE DEI DETENUTI

Disegno di campo di girasoli
di Zero


martedì 23 aprile 2013

Carta di Milano e diritti del detenuto

Incontro del 15 aprile 2013 Milano Casa circondariale San Vittore. 
Oreste Pivetta parla della Carta di Milano e del diritto all'oblio. 
Oreste Pivetta, Azalen Tomaselli, Simon Pietro De Domenico con i detenuti.
Il tepore della primavera alita finalmente sulla città in pieno risveglio, la luce si è fatta più morbida e le panchine dello spiazzo verde davanti San Vittore si sono ripopolate di parenti, visitatori, avvocati, gente che legge o si gode l’ombra.. Azalen e Simone al bar attendono Oreste Pivetta, sono puntuali. Un caffè al volo, poi insieme varcano il portone. Al sesto l’ispettore fa sgombrare l’aula cella, ancora occupata dal corso Cuminetti, mentre i partecipanti arrivano a piccoli gruppi. Nell’attesa, Animabella, preso possesso della chitarra, intona una canzone mesta. Continua a strimpellare qualche nota mentre Iena – su invito di Simone - legge il resoconto. Azalen, un po’ impacciata, presenta Oreste Pivetta a due nuovi partecipanti, chiede se le sue attività di giornalista, scrittore, consigliere dell’ordine nazionale dei giornalisti non siano pesanti da sostenere tutte insieme. Oreste Pivetta risponde con un aneddoto sul suo amico Renzo Piano che al telefono gli annunciava sempre di essere in partenza per la Paupasia, e di dovere proseguire per Parigi, New York e altri posti esotici e non. Al che, un giorno, Pivetta gli chiede: "Come fai a resistere, sempre in viaggio.." e l’altro gli risponde: “Meglio che lavorare in miniera”. Pivetta sorride perché anche per lui il giornalismo è “meglio che lavorare in miniera”, poi si diffonde a parlare dei compiti dell’Ordine di cui fa parte. Simone chiede “Cosa ne pensi della proposta di abolire gli ordini professionali?” Pivetta risponde che dipende da come operano, se sono delle gabbie che precludono l’accesso o organismi che proteggono e rappresentano una doppia garanzia. Accenna alla Carta di Treviso e alla Carta di Milano. Quest’ultima riguarda i diritti del detenuto, in primo luogo il diritto all’oblio che non deve però scontrarsi con il diritto di cronaca.