domenica 28 aprile 2013

Per un paio di ore in carcere - Sonja Radaelli

Incontro del 9 aprile, 2013 Milano Casa circondariale San Vittore
Considerazioni di Sonja Radaelli (vai QUI per il resoconto)
Amiche in tutto anche quando decidiamo di varcare quella soglia. È il carcere. Io e Antonella partecipiamo a questo progetto voluto fortemente da Simone, un ragazzone alto alto, barba incolta, sguardo penetrante e tanta voglia di “fare qualcosa” qualcosa che possa aiutare a capire, a capirsi, e lo fa nel modo che io più apprezzo: attraverso la letteratura, la poesia, l’incontro, la cultura. In carcere una sola cosa non manca, il tempo. Non so quali aspettative abbiano le donne della sezione femminile, di certo io, Antonella e nostri giovani accompagnatori Davide, Francesco e Lorenzo non ci illudiamo di trovare un pubblico attento, ma siamo pronti a rendere speciale questo tempo che a loro è concesso. Proponiamo il tema delle “scelte”, scelte che determinano a volte anche la vita degli altri, scelte ingiuste, scelte per amore, per dovere o anche la scelta di sbagliare e lo facciamo attraverso i numerosi personaggi de La Pietra dei Sogni, il romanzo di Antonella condito di scelte anche sofferte. Introduce Lorenzo, poi Francesco, con voce profonda e senza incertezze, legge alcune pagine, è la storia di Filippo uno dei protagonisti, una storia forte sotto molti aspetti. Le donne ammutoliscono per qualche istante e si guardano l’un l’altra con aria smarrita. Interviene la psicologa del carcere, poche parole, ma esaustive e da lì parte come d’incanto una bellissima analisi sull’argomento “scelte” ne conoscono tutti gli aspetti, Loro. Noi non giudichiamo non siamo venuti per questo.



Il tempo stringe possiamo solo pensare d’introdurre il mio romanzo Una moglie imperfetta. P. mi spiazza da subito chiedendomi perché la scelta della foto in copertina con la donna con i capelli rossi. Che rispondere? Mi piaceva il soggetto? Quell’aria maliziosa e indisponente del viso? Quando ho creato Teresa, nel mio immaginario aveva una folta capigliatura rossa. Capelli rossi? Perché no mi ero detta. Potrei rispondere facilmente e sto per farlo, ma P. si alza con la copia del libro in mano e la mostra alle compagne. "Non vi ricorda quella là? La guardia…?" Si alzano mormorii e le teste si scuotono. Oddio, penso, la copertina sta ricordando loro qualcuno che forse non è proprio nei loro cuori… Mi toglie d’impiccio il giovane Francesco che ha letto il romanzo. Lui da maschio pensa che sia intrigante l’immagine di quella donna dai capelli rossi, l'aria maliziosa che somiglia tanto a Teresa, la protagonista del mio romanzo, una donna di cui anche sparlare. Gli animi si chetano all’istante, il giudizio di un giovane uomo è qualcosa di prezioso per loro che di uomini ne vedono ben pochi. Accettano la considerazione di Francesco e così andiamo avanti, intervengono in molte, la polacca ad un accenno di Davide a Dostoevskij ci rivela che a scuola ne ha letto molto, che per lei è una passeggiata; il suo italiano è incerto, ma comprensibile, le compagne le sorridono. Il tempo sta per scadere, io e Antonella ci guardiamo un po’ tristi, a noi non piace lasciare le cose in sospeso. P. controlla anche lei l’orologio, poi interrompe di punto in bianco e si rivolge ai ragazzi, vuole sapere che studi fanno, che faranno da “grandi”. Davide che è laureando in giurisprudenza rivela che il suo obbiettivo è fare il notaio. P. ci confida che sarebbe stato il suo sogno per la figlia. Alla fine tutte si complimentano con i ragazzi. Ci siamo alzati. Dobbiamo salutare, stringiamo mani, firmiamo libri e sorridiamo un po' inebetiti. Che si dice in questi casi? State bene! Su con la vita! Addio! Buona giornata! Noi abbiamo detto arrivederci, sì perché torneremo martedì prossimo alla stessa ora. I cancelli si aprono e si chiudono dietro di noi, nessuno si è voltato a guardare, siamo usciti in strada, stranamente silenziosi, ognuno consapevole di quanto rumore può esserci anche tra quattro mura e tante sbarre. 

Sonja 

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