lunedì 21 maggio 2012

Mediazione

Riflessioni di Azalen Tomaselli

Si sa, la nostra Giustizia funziona a scartamento ridotto. La colpa si dà alla proverbiale litigiosità di noi italiani, alle controversie che intasano le aule dei tribunali, alla mole di lavoro che i magistrati devono sostenere, ai tempi siderali dei processi, alla sfiducia..
La mediazione civile sopperisce a questo iperbolico flusso in ingresso di cause portando, la controversia davanti a uno o più professionisti imparziali che assistono le parti nella ricerca di un accordo amichevole e nel trovare soluzioni per la sua composizione.
Il vantaggio che ne consegue sono tempi più rapidi, l’opportunità di mettere fine a discordie che, protraendosi nel tempo, rovinano l’esistenza, inveleniscono gli animi, disgregano il tessuto sociale.


venerdì 13 aprile 2012

Giustizia Riparativa

Che cos’è la giustizia riparativa? Forse non tutti hanno familiarità con questa voce.
Riparare che cosa e verso chi?

In realtà questo modo di fare giustizia è entrato a pieno titolo nel nostro ordinamento. A livello sovranazionale è esplicitato nelle Raccomandazioni del Consiglio d’Europa e nei Principi base delle Nazioni Unite.
Esso si contrappone al modello di giustizia retributiva che punta il fuoco sull’autore dell’illecito.
E’ un procedimento  in cui la vittima e il colpevole partecipano attivamente alla soluzione delle difficoltà derivanti dal reato e richiede il libero consenso delle parti, interessate a trovare una via di uscita all’empasse in cui si sono bloccate.

Riparare non è sapere che chi ci ha fatto del male ha avuto ciò che si e’ meritato. La punizione non basta perché la ferita che l’illecito ha inferto alla comunità in termini di fiducia e di affidabilità possa essere rimarginata. Il sentimento di avere ricevuto un torto ha bisogno di ben altro. Ha bisogno di risposte che la legge il più delle volte non può dare, perché essa è impegnata su un altro fronte.
Il fronte che pone fine alla vendetta privata assumendo su di sé l’onere di decidere e di pronunciare la parola definitiva  sul conflitto.

Per dare al conflitto il suo volto umano occorre ridare senso al male che si e’ fatto, dare all’autore la possibilità di riconoscere la propria responsabilità e di trovare parole per scusarsi della sofferenza che ha inflitto a un altro. “Altro” che non è senza volto, ma è qualcuno cui è possibile rispondere e spiegare cosa ha portato a compiere quel gesto. Ciascuno ha la propria storia da raccontare, la propria verità.  L’ascolto dell’altro, è ascolto di sé che parla all’altro. Fare giustizia non è soltanto punire chi ha commesso un crimine, ma è dare anche a chi ha violato le regole della convivenza, la possibilità di restituire, in parte e simbolicamente, ciò che ha tolto alla persona a cui lo ha tolto.

sabato 21 gennaio 2012

Sovraffolamento nelle carceri: una vecchia storia

Riflessioni di Azalen Tomaselli

Scorrendo i dati sul sovraffollamento nelle carceri italiane mi imbatto in un breve articolo apparso su Repubblica che riporta dati allarmanti. Vi si legge: le carceri scoppiano di detenuti, seguono cifre e percentuali preoccupanti di reclusi in attesa di giudizio, di detenuti provenienti da paesi stranieri, di sieropositivi, di meridionali. Il problema della insufficiente capienza dei nostri istituti di pena è confermato anche dal DAP (il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) che denuncia una situazione grave in quattro regioni: Campania, Toscana, Veneto e Molise e livelli di guardia anche in Lazio, in Piemonte, in Lombardia. E’ riportato il richiamo del presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Mi fermo interdetta, scorro nuovamente l’articolo e leggo la data: 24 ottobre 2002. Sono trascorsi dieci anni da quelle denunce. Le condizioni purtroppo non sono cambiate. L’Italia detiene il primato del sovraffollamento (dopo la Serbia) come è documentato dall’VIII° Rapporto Nazionale “Prigioni Malate” sulle condizioni detentive nel nostro Paese, presentato il 28 ottobre 2011 a Roma dall’associazione Antigone Onlus. In esso si scrive:


sabato 7 gennaio 2012

Arthur Kleinman parla della sofferenza negli spazi urbani

La crisi economica comporta un aumento della conflittualità nel tessuto sociale. Assistiamo a un progressivo degrado urbano, responsabile di sofferenza sempre più diffusa che spesso trova sfogo in atti criminali. Le misure cautelative del carcere, in questo contesto, sono inefficaci nel contenere la portata del fenomeno. E' necessario trovare nuove forme di aiuto sociale a difesa dei più deboli per prevenire la violenza. Il sistema penitenziario, supportato dalla ricerca di coesione sociale, può certamente garantire una maggiore sicurezza nelle nostre città.

Riassunto della conferenza tenuta dal professor Arthur Kleinman all'Università Statale di Milano il 13 dicembre 2011.

di Azalen Tomaselli e Simon Pietro De Domenico

« Posso solo suggerire che chi vuole combattere la falsa coscienza e destare la gente ai suoi veri interessi ha molto da fare, perché il sonno è profondo. Ed io non intendo fornire una ninna-nanna, ma semplicemente entrare furtivamente e osservare il modo in cui la gente russa. » 

Forse non basta limitarsi a osservare il modo in cui la gente russa e l'indifferenza che tocca un’ampia fetta della società. Mi riferisco agli emarginati, agli  esclusi (senza tetto, senza lavoro, rom, extracomunitari, carcerati, tossicodipendenti, anziani, malati psichici, malati terminali) e a tutte le persone la cui identità è negata. Infatti, interessarsi della sofferenza negli spazi urbani non è solo un compito morale, ma è un compito necessario in una situazione di crisi. Il fenomeno sta negli ultimi decenni  varcando tutti i confini e si sta estendendo a fasce sempre più estese della popolazione globale.

lunedì 2 gennaio 2012

Leandro Gennari

LEANDRO GENNARI
Si laurea in Medicina nel ’57 a Pavia. Lo stesso anno entra nell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano dove lavora per 40 anni. All’Istituto conosce Umberto Veronesi che gli insegna il mestiere e gli fa da “fratello maggiore oltre che da Mentore”. Così, Leandro Gennari diventa per la riconoscenza dei suoi pazienti il “bisturi d’oro” della chirurgia oncologica non solo italiana. Nel 1975 è Direttore della Divisione di Chirurgia Oncologica dell'Istituto dei Tumori, nel 1987 il Ministero lo autorizza ad eseguire il trapianto di fegato. E' presidente della Società Italiana di Chirurgia Oncologica, è tra i fondatori del Hepato-Biliary Pancreatic Surgical Association e della European Society of Surgical Oncology. È membro del Comitato Scientifico per l'oncologia nell'International Gastro Surgical Club e di numerose altre società mediche italiane e straniere. Molti suoi studi, inoltre, sono stati pubblicati su riviste internazionali di medicina. Nel 2003 gli viene conferito l'Ambrogino d'oro. Autore di raccolte poetiche e del saggio Curare. Idee per una nuova sanità edito da Mursia. Fa attivamente parte dei moderatori dello staff del Libroforum.

Davide Assel

DAVIDE ASSAEL
Davide Assael è nato a Milano il 30 marzo 1976. Sempre a Milano, si è laureato in Filosofia con Carlo Sini, per proseguire i propri studi a Ginevra. Tornato in Italia, ha svolto attività di ricerca per la Fondazione ISEC (Istituto di Storia e dell'Età Contemporanea) di Sesto S. Giovanni, per il quale ha condotto studi sulla Filosofia italiana del '900, pubblicando due monografie. Dal 2006, collabora alle iniziative culturali e di ricerca della Fondazione Centro Studi Campostrini di Verona (www.centrostudicampostrini.it), dove prosegue i suoi studi in ambito teologico. All'attività di ricerca ha sempre accompagnato l'insegnamento alle scuole superiori.

Paolo Berizzi

PAOLO BERIZZI
Paolo Berizzi, 40 anni, è nato a Bergamo. Laureato in filosofia, è inviato de "La Repubblica". Scrive di cronaca politica e si occupa, in particolare, di inchieste. Ha scritto con Dario Cresto-Dina Il mio piede destro. La vera storia di Antonio Cassano (2005 - Baldini Castoldi Dalai editore), Morte a 3 euro. Nuovi schiavi nell'Italia del lavoro (2008 - Baldini Castoldi Dalai editore), Bande nere - come vivono, chi sono, chi protegge i nuovi nazifascisti (2009 Bompiani editore) e ha scritto con Antonello Zappadu La Bamba - Dalla foglia al naso del mondo. Viaggio nella "via della coca" e nelle vite dei suoi schiavi (2012 - Baldini Castoldi Dalai editore)